Avvicinare le politiche locali e quelle europee. Un’agenda per le regioni montane

«Oggi – anche nella nostra Regione Autonoma abituata ad utilizzare i fondi europei come surplus per progetti mirati – ci dobbiamo sempre più attrezzare e documentare su come l'Europa possa essere una opportunità soprattutto di tipo culturale, dato che l'universo storico nel quale viviamo ci obbliga a confrontarci con altre lingue, altre culture, costringendoci a diventare cittadini europei capaci di interagire con l'altro da sé».

È iniziata con questo ammonimento di Carlo Daldoss, Assessore alla coesione territoriale della Provincia Autonoma di Trento, la sessione di approfondimento della manifestazione Siamo Europa dedicata allo sviluppo delle terre alte.

Una occasione importante per riflettere sulle sfide che ci attendono e sui possibili supporti tecnici, legislativi e finanziari messi a disposizione degli enti locali dall'Unione europea.

È ormai un dato consolidato il fatto che le politiche montane debbano ricadere positivamente sull'intero sistema e che il mantenimento della piena cittadinanza degli abitanti delle terre alte dipenda inesorabilmente dalla garanzia di una fornitura dignitosa di tutta una serie di servizi in grado di creare condizioni di vita equiparabili a quelle della città. L'utilizzo virtuoso delle risorse finanziarie e alcune caratteristiche intrinseche del territorio e del paesaggio montani permettono già in alcune aree di porsi in competizione rispetto alla pianura e ai centri metropolitani urbani, facendo della montagna un'appetibile meta per nuovi residenti. Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige sono, a tale riguardo, punte di diamante eccezionali.

Ripopolare le montagne, offrendo ai loro abitanti vantaggi sociali ed economici, richiede però una profonda consapevolezza del contesto nel quale si è inseriti: una visione globale basata sul principio di collaborazione transfrontaliera è l'unica in grado di costruire e proporre una progettazione reinsediativa stimolante e convincente.

La sfida dell'amministrazione provinciale, per ciò che concerne la governance dei territori montani, passa anche per il recupero di attività tradizionali, che vanno però inserite in un robusto piano strategico di ricerca e innovazione, aperto a contaminazioni e suggestioni positive provenienti dall'area vasta di appartenenza territoriale.

È a questo punto che nasce la domanda: ma che cosa fa l'Europa per venire incontro a questa esigenza? Come valorizza gli strumenti di coesione dei territori montani? A rispondere a questi ed altri interrogativi è stata invitata l'europarlamentare Mercedes Bresso, che dopo essersi complimentata per l'afflato propositivo del titolo della manifestazione, ha iniziato dicendo che all'interno delle prime riflessioni sulla programmazione e sul futuro quadro finanziario europeo le tensioni delle diverse politiche di salvaguardia socioterritoriale sono forti. «Oggi - ha proseguito - esistono inoltre un insieme di elementi destabilizzanti che complicano ulteriormente un quadro già drammaticamente incerto: la Brexit toglie un contributore importante al bilancio dell'Unione, incidendo negativamente sul pil medio comunitario. L'Italia del sud potrebbe addirittura ritrovarsi al di sotto del livello di reddito minimo obbligatorio se non si provvedesse per tempo a cambiarne i parametri. La persistente crisi economica e le tendenze nazionalistiche di molti paesi contribuiscono poi a una certa reticenza riguardo alla necessità di aggiungere risorse al bilancio comunitario».

Questo significa dover lavorare molto sulle risorse proprie ed è chiaro che se l'Europa si occupasse maggiormente del proprio stato sociale sarebbe più facile poter contare sull'appoggio dei singoli stati membri. Persiste tuttavia una certa sospettosità reciproca anche a causa dell'utilizzo distorto o abusivo delle risorse comunitarie.

Semplificare le procedure e gestire la rendicontazione finanziaria secondo criteri universali potrebbe essere una soluzione vincente, sebbene ancora osteggiata dalle burocrazie - ha infine aggiunto la parlamentare europea.

Il dato più significativo è però certamente quello che da Lisbona in poi la coesione non è solo sociale ed economica ma anche territoriale. Un dettaglio importantissimo quando si parla di zone di montagna. Le risorse vanno infatti diversificate e la loro modalità di utilizzo va adattata alle specifiche realtà territoriali considerate. Il concetto di “coesione territoriale” va però meglio definito e articolato.

Dobbiamo ammettere che la politica di sviluppo di un'area urbana è ben diversa dalla politica di sviluppo di una regione agricola di pianura o di una regione di montagna.

La regione alpina è l'area montana più sviluppata e popolata forse del mondo ma sicuramente d'Europa, con particolarità forti e specifiche. È necessario un mix di politiche e progetti territoriali integrati, perché le grandi scelte delle politiche di coesione vanno orientate, tagliate e cucite su misura in modo da "costringere" i territori ad autodefinire insieme le proprie modalità di sviluppo attraverso linee guida e programmi condivisi. Facciamo un semplice esempio di strumento di innovazione mirato al territorio alpino: costruire a livello locale un progetto per introdurre il servizio uber nelle vallate a popolazione rada: un trasporto a domanda basato su persone che non fanno solo quel mestiere ma che in certi momenti si mettono a disposizione della collettività, integrando il proprio reddito, fornendo un servizio di trasporto che è sempre più scarso.

Va riconosciuta la pluriattività come elemento essenziale per il buon funzionamento delle aree montane, insieme al biologico, alle filiere corte, a tutta una serie di elementi molto più facili da sviluppare e adattare ai territori montani che alle grandi zone ad agricoltura o allevamento intensivo. Scrivere ed implementare progetti e percorsi innovativi, dialogando con la popolazione e ascoltando le esigenze dei singoli territori è fare cultura europea. Significa realmente “essere Europa”.

L'area alpina ha una forza sociale ed economica enorme. Ora questa forza deve essere agita per richiamare l'Europa alla inscalfibile circostanza che pone la catena montuosa delle Alpi al suo centro. E questa è una forza politica oltre che sociale ed economica. Ovviamente avere forza politica significa avere la forza di farsi mettere sul piatto le risorse, perché una volta fatti i progetti e definito dove vogliamo andare dobbiamo renderci conto che le norme e le risorse sono un aspetto fondamentale.

Amici di Eusalp è un gruppo europeo che si riunisce periodicamente e che ha richiesto formalmente la costituzione di una Agenda europea per le regioni montane. «Ora c'è bisogno del sostegno coordinato e coerente da parte dei nostri territori - ha concluso Mercedes Bresso - che ci devono dare forza progettuale e politica. A Bruxelles le lobby sono tutte forti, super agguerrite e presenti. Ma dato che noi abbiamo 80 milioni di abitanti è il caso di farli valere. Non siamo una zona debole. Certo abbiamo problemi strutturali che saranno sempre lì, come le questioni ambientali che incombono e vanno affrontate perché riguardano anche le zone di pianura. Ma il modo migliore di procedere è far sapere che cosa si vuole, perché lo si vuole e soprattutto, rendere lampante che si possiede la forza per proporlo ed attuarlo».



Vesna Roccon