Da Vaia agli Esg: la finanza scopre le risorse naturali

La tempesta Vaia ha lasciato cicatrici profonde sulle Alpi italiane del Nordest. Ettari di foresta schiantati in poche ore, con oltre 8 milioni di metri cubi di legname a terra, e la consapevolezza della popolazione locale, come del resto dei cittadini italiani ed europei, che il cambiamento climatico pone a rischio le risorse naturali del pianeta. Quell'ottobre del 2018 istituzioni, cittadini, mondo scientifico e imprenditoriale, contadini e allevatori, si sono trovati tutti impreparati ad affrontare un evento di tale portata. Ma da quella triste esperienza, come dalle tante altre che purtroppo si susseguono sul territorio del nostro paese e nel mondo, nasce la consapevolezza che non si può più aspettare senza provare e prendere dei provvedimenti. C'è chi chiede al Governo un piano straordinario di messa in sicurezza idrogeologica della montagna italiana, chi chiede maggiori investimenti nel settore nazionale delle foreste, per salvaguardarne l'integrità e la sinergia con le altre risorse strategiche e vitali come l'acqua, la salubrità dell'aria, l'assorbimento dell'anidride carbonica, la sicurezza. Ma il problema è sempre lo stesso, una coperta economica troppo corta per poter affrontare tutte le emergenze nazionali.

 

Eppure questa volta uno spiraglio di ottimismo arriva dal mondo della finanza, che sebbene storicamente non si sia mai distinta particolarmente per l'attenzione alle componenti ambientali e sociali, oggi sembra voler seguire anche lei l'onda di Greta Thumberg. Se ne è discusso nel corso dell'evento “Investire in foreste e risorse naturali: esperienze e opportunità per l'Italia“, organizzato nel mese di novembre da Etifor, lo spin-off dell'Università di Padova specializzato in consulenza, progettazione, ricerca e formazione in ambito ambientale, in collaborazione con il Forum per la Finanza Sostenibile, nell'ambito della Settimana dell'Investimento Sostenibile e Responsabile 2019.

Pare infatti che sempre più spesso i promotori finanziari propongano ai loro clienti investimenti forestali all'interno di strategie di Sustainable and Responsible Investment (Sri) e investimenti con impatti ambientali, sociali e di governance (Esg) positivi, in particolar modo legati alla tematica del cambiamento climatico.

“Dal punto di vista finanziario - spiegano gli organizzatori - l'inclusione di investimenti forestali all'interno dei portafogli d'investimento offre diversi vantaggi: hanno bassi livelli di volatilità, alti livelli di rendimento rispetto al rischio dell'investimento e una bassa correlazione con altre asset class, consentendo di ridurre la componente di rischio all'interno del portfolio d'investimento. Inoltre, proteggono l'investitore dagli effetti dell'inflazione sul valore dell'investimento”. E proprio questa crescente fiducia dei mercati nel mondo forestale potrebbe essere un aiuto agli investimenti nel settore.

A livello globale è già così, il settore forestale si è ormai assestato come settore dinamico, innovativo e importante, con una crescita del 2,3% all'anno: nel 2017 ammontava a 575 miliardi di euro e si stima che nel 2030 raggiungerà i 770 miliardi. Nello specifico 237 miliardi solo nel settore dei prodotti dal legno che secondo le stime aumenterà di 90 miliardi entro il 2030; 277 miliardi di carta e imballaggio (+55 miliardi nel 2030); 54 miliardi di igiene e tessili (+40 miliardi nel 2030); e 7 miliardi di prodotti chimici e biocombustibili (+10 miliardi nel 2030).

La crescita degli investimenti nel settore forestale è dovuta tra gli altri a due recenti indirizzi: la promozione di un'economia “climate-neutral” fortemente voluta dall'Unione Europe entro il 2050 e i Millennium Goals ambientali delle Nazioni Unite.

 

“Un investimento forestale è un'allocazione di capitale finanziario in un asset reale – spiegano gli organizzatori della Settimana dell'Investimento Sostenibile e Responsabile -, che consiste nell'acquisizione e nella gestione attiva di una foresta con l'obiettivo di ottenere un ritorno finanziario”. E il valore di tale investimento è garantito da quattro componenti: la crescita biologica degli alberi che producono legname; l'aumento del valore dei terreni forestali o interessati da forestazione e gestione forestale responsabile; l'aumento nel medio-lungo periodo del prezzo del legname e dei prodotti derivati; e i cosiddetti High and Better Use (Hbu), la vendita di servizi e prodotti forestali innovativi, come il sequestro della CO2, i servizi ricreativi, la protezione della biodiversità, la conservazione del suolo e altri servizi ecosistemici. E se oggi i soldi “prestati all'ambiente” dai risparmiatori, per puro interesse economico, ma con un occhio di riguardo al futuro del Paese, possono essere utili alla corretta messa in sicurezza del territorio, oltre che all'investimento produttivo delle foreste, questa non può che essere una buona notizia per tutti.

di Maurizio Dematteis

 

Info: https://finanzasostenibile.it/settimana-sri/