Gestione conservativa e pianificazione delle risorse dei territori montani

L'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale indaga le aree montane nelle loro criticità ed esigenze, ma soprattutto nelle loro potenzialità.

Un obiettivo, questo, che Reticula persegue affrontando il tema della pianificazione territoriale attraverso un'analisi accurata delle ultime novità - nazionali ed internazionali - in materia giuridico-legislativa.

Reticula - che nasce come newsletter dal Gruppo di Lavoro Nazionale Reti Ecologiche e Green Infrastructure - tratta il tema della connettività ecologica integrandolo con numerose quanto cruciali linee guida: da quelle della Convenzione delle Alpi a quelle emerse dalla Strategia Nazionale Aree Interne, passando per Natura 2000 attraverso la Convenzione Europea del Paesaggio e i contributi di EUSALP, la Strategia dell'Unione Europea per la Regione alpina.

In particolare, il numero monografico della rivista aperto dall'editoriale del Direttore Scientifico della Fondazione Montagne Italia, Luca Lo Bianco, contribuisce al dibattito sulle identità montane e sui corrispondenti indirizzi di governance riflettendo sui "servizi ecosistemici" presenti in tali aree. Reti verdi capaci di fornire alla comunità risorse indispensabili. Ambienti naturali in ottima salute, pronti a garantire benessere e prosperità economica a tutto il territorio nazionale. Habitat di cui salvaguardare biodiversità e stato di conservazione, il cui spettro di servizi operanti va valorizzato e implementato, per far sì che la montagna sia capace di ripensarsi in termini nuovi, superando l'attuale presunta subalternità alle aree pianeggianti.

La fornitura di servizi ecosistemici, infatti, diventa lo scopo principale da perseguire ma, soprattutto, far perseguire. Le comunità che abitano in montagna ne diventano i custodi naturali per conto di knowledge providers, esperti nella gestione delle risorse e del territorio, facilitatori e regolatori di uno sviluppo sostenibile. Una rete di ecosistemi sani che è anche un prodotto da preservare nella sua integrità, la cui esternalità positiva va protetta. Da qui il nuovo ruolo della cittadinanza montana previsto dalla corporate governance delle strategie macroregionali.

Alle istituzioni il compito di accompagnare questo percorso, anche grazie al contributo dei piccoli e piccolissimi comuni delle aree montane che, gestiti in forma associata, possono lavorare e agire in chiave laboratoriale per il superamento dell'autopercepita marginalità. Processo che potrebbe avvenire innestando le disposizioni normative contenute nella legge 221/2015 "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali" nei Piani di Vasta Area supportati dalle "Disposizioni per agevolare il ricorso agli appalti verdi" (art. 2 - Attività e servizi), in coerenza con la volontà generale del legislatore.

Se interpellati e coinvolti, infatti, gli abitanti di montagna possono definire una più equilibrata relazione di sussidiarietà e scambio con le aree urbane, generando una Smart Mountain, capace di assumere sul serio l'orizzonte della Strategia nazionale delle Green Communities e investendo pienamente sulla propria capacità di accoglienza e produzione di servizi per la comunità nazionale.

Ciò che si prospetta, dunque, è una vera e propria rivoluzione culturale che però potrà realizzarsi solo se gli abitanti di questi territori non saranno estromessi ma anzi riconosciuti nella loro cointeressenza. Si fa appello, per questo, alle giovani generazioni, affinché possano essere coinvolte appieno in questo processo e ne venga favorita la naturale predisposizione a contribuire attivamente al benessere del proprio territorio di appartenenza, con percorsi di formazione disegnati su misura, che tengano conto della profonda connessione che lega l'essere umano allo spazio vissuto.

Perché l'introduzione del concetto di "popolazione interessata" - promosso dalla Convenzione Europea del Paesaggio - non basta a tutelare e promuovere con successo l'etica della responsabilità connessa alla relazione tra paesaggio, identità e comunità: le tre facce della pratica dell'abitare.


Vesna Roccon