I festival culturali delle aree interne e montane: piccole finestre dalle quali guardare al futuro

Quando si parla di Global Warming l'ipotesi più realistica, secondo il gruppo di esperti della prestigiosa università di Seattle guidato da Andrian Raftery, che ha recentemente pubblicato uno studio su Nature Climate Change, è che l'aumento di temperature si aggiri attorno ai 3,2 gradi.

Una previsione allarmante dalle imprevedibili conseguenze. La Terra, osservano gli studiosi, si sta riscaldando più di quanto pensiamo e inoltre l'aumento della popolazione - le Nazioni Unite stimano che gli abitanti del pianeta nel 2100 raggiungeranno gli 11,2 miliardi - unito alla quota di emissioni di anidride carbonica comunque introdotte in atmosfera (che attualmente, secondo il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente è di 54 miliardi di tonnellate) renderanno estremamente impegnativo invertire la tendenza attuale che è quella di un incremento esponenziale delle temperature.

Tra i ricercatori impegnati nello studio della Washington University c'è addirittura chi sostiene che il punto di non ritorno sia già stato superato, con le inattese quanto terrificanti conseguenze a ciò correlate.

I calcoli effettuati sottolineano la necessità di moltiplicare gli sforzi attuali nella direzione di una decisa sostituzione dei combustibili fossili con l'utilizzo di energie rinnovabili. Provvedimenti drastici dovrebbero poi riguardare ogni settore economico e attività antropica, al fine di evitare rischi incalcolabili per la sopravvivenza della nostra specie.

Un secondo studio, condotto da Thorsten Mauristen del Max Planck Insitute for Meteorology di Amburgo e Robert Pincus della University of Colorado Boulder, ha invece cercato di capire quanto la Terra si sia già riscaldata, considerando che l'apporto di calore delle emissioni attuali non ha ancora manifestato i propri effetti sul pianeta. Se smettessimo oggi stesso di inquinare il nostro ecosistema – sottolinea la ricerca – da qui al 2100 l'intensità di anidride carbonica presente in atmosfera non diminuirebbe abbastanza da contenere le temperature entro gli obiettivi fissati a livello internazionale. L'inerzia termica degli oceani e la lunga permanenza dell'anidride carbonica nell'ambiente farebbero comunque registrare nel 2100 – rispetto all'epoca preindustriale – un aumento di 1 grado virgola tre. Uno studio che a detta degli stessi autori prevede l'impossibile, dato che è del tutto inimmaginabile che l'umanità smetta di punto in bianco di avvelenare il proprio habitat.

Anche la University of North Carolina ha appena pubblicato una ricerca sulle conseguenze del surriscaldamento per la nostra salute. Ne conclude che con gli attuali ritmi di inquinamento circa 260 mila persone moriranno prematuramente entro il 2100. L'aumento della concentrazione nell'aria del particolato fine, la diminuzione delle piogge e il costante innalzamento delle temperature e della salinità dei mari causeranno una vertiginosa perdita di biodiversità dalle enormi ricadute su tutti gli aspetti della vita umana: economico, sociale, medico.

D'altronde già un mese fa, lo studio condotto dai biologi della Stanford University e della Universidad Nacional Autónoma de México, pubblicato sulla rivista dell'Accademia americana delle Scienze Pnas ci avvertiva dell'inosservato “annichilimento biologico” accorso in poco più di un secolo. Dal 1900 al 2015 il numero di animali che ci circonda si è infatti dimezzato, tanto da far parlare gli esperti di sesta estinzione di massa, la più grave dopo quella che aveva colpito i dinosauri 65 milioni di anni fa.

Ridurre l'inquinamento e lo sfruttamento delle risorse è perciò indispensabile per preservare il sistema di supporto vitale dal quale la nostra specie è totalmente dipendente, non solo per il cibo, ma anche per il mantenimento di un ambiente vivibile.

Anche l'Earth Overshoot Day – ossia il giorno nel corso di ogni anno in cui la popolazione mondiale consuma le risorse disponibili per l'anno stesso – cade sempre prima. Nel 2017 l'organizzazione di ricerca internazionale Global Footprint Network lo ha calcolato al 2 agosto. Nel 2016 era stato celebrato l'8 e l'anno precedente il 13 ma nel 2000, l'Earth Overshoot Day cadeva a settembre.

Un tasso di ipersfruttamento ormai di 1,7 volte superiore alla capacità naturale degli ecosistemi di rigenerarsi.

È per quanto detto finora che le piccole esperienze locali come il festival Giardini delle Esperidi sono così importanti.

Perché Giardini delle Esperidi è un festival ecosostenibile della Calabria interna, definito da più voci «un modello di sostenibilità ambientale», «un format diverso in cui natura e arte si uniscono e dove il margine diventa centro», «un inno alle aree interne». Il festival è organizzato con il supporto di Zagarise, un comune della provincia di Catanzaro, nel Parco Nazionale della Sila che promuove non solo questa iniziativa ma anche molte altre attività a favore dell'ambiente e della salute dei propri cittadini. Il comune è stato infatti il primo, in Italia, a impiegare un depuratore dell'ozono per le acque reflue da riutilizzare in agricoltura e si pone l'ambizioso obiettivo di diventare un punto di riferimento innovativo, a impatto zero, per amministratori provenienti da altre zone d'Italia.

Realtà come questa meritano giustamente una particolare attenzione. Perché quando un territorio e la sua popolazione lottano per la protezione dell'ambiente attraverso una cultura dedita a percorsi esperienziali ed educativi rigorosamente sostenibili ecco che, ovunque essi siano, diventano un baricentro gravitazionale positivo, un buon esempio per il resto del mondo. Per quanto nelle mappe ufficiali siano laterali, al limite della cittadinanza, queste minute e preziosissime presenze – diffuse e numerose su tutto il territorio nazionale – stanno lì a dimostrarci che è ancora possibile combattere contro la voracità insaziabile che quotidianamente distrugge, deturpa, violenta e depreda ciò che più dovrebbe preservare e difendere: il nostro ambiente naturale, lo spazio che ci ospita e ci sostiene.

Grazie, dunque, perché dal 20 al 24 settembre questo piccolo angolo d'Italia, la sua cultura, la sua gente, il suo paesaggio, diventeranno davvero una piccola finestra spaziotemporale dalla quale poter guardare al futuro con un pizzico in più di ottimismo e fiducia.