I rifugi del CAI

La storia dei rifugi del CAI risale alla sua fondazione, come afferma Osvaldo Marengo, già presidente CAI Torino e profondo conoscitore della storia del Sodalizio: “sono stati spesso direttamente i soci a costruirli o sistemarli, insieme agli amici e alla disponibilità di molti militari messi a disposizione dall'Esercito”. Ancora oggi, infatti, il compito di mantenere in efficienza le strutture è affidato alle sezioni locali, mentre il CAI centrale, attraverso le Commissioni regionali, eroga finanziamenti per la loro manutenzione straordinaria

Il CAI possiede ben 722 strutture: 310 rifugi custoditi, 65 incustoditi, 247 bivacchi, 88 capanne sociali, 10 punti d'appoggio e un ricovero di emergenza. La maggior parte di queste si trovano sulle Alpi, ma un buon numero è presente anche sugli Appennini, e tutti insieme formano un incredibile patrimonio che vede il Sodalizio alpino accanto alle migliaia di gestori che quotidianamente ospitano, informano, accolgono decine di migliaia di appassionati della montagna.

Qualche anno fa la Commissione centrale rifugi e l'Ufficio centrale rifugi del CAI hanno dato vita ad un database che racchiude tutte le strutture del Club Alpino Italiano, per fornire al camminatore e al possibile ospite le informazioni basilari di ogni edificio. Nel database, denominato "Unico rifugi 2.0" sono presenti le schede di tutte le 722 strutture, realizzate con la collaborazione delle sezioni CAI locali e degli stessi gestori dei rifugi: localizzazione geografica, altitudine, riferimenti di contatto, se c'è acqua corrente, energia elettrica o servizio ristorazione.

Sfogliando il portale si nota che la regione con più strutture del CAI è la Lombardia con 164 edifici tra i quali 75 rifugi custoditi, mentre le regioni con meno strutture sono la Campania con una sola capanna sociale e la Puglia con un solo rifugio incustodito. Alcune strutture del CAI si trovano poi all'estero: nella Savoia Francese, Alpi Cozie, abbiamo il Bivacco Vacca (2670 metri); in Svizzera, Alpi Pennine, troviamo il Bivacco Musso (3664 metri). Sull'Appennino, dalla Toscana alla Calabria, sono invece presenti 84 strutture (la regione appenninica più rappresentata è l'Abruzzo con 27 edifici).

Di fronte a questa ampia presenza di strutture, differenti nelle caratteristiche e nella dislocazione geografica, il CAI agisce con una visione unitaria legata ad alcuni saldi principi. Innanzitutto, come sostiene Osvaldo Marengo, l'equilibrio tra edificio e territorio: “i rifugi devono mantenere una loro spartanità, non si può snaturare un territorio con strutture e servizi sovradimensionati. I miglioramenti all'edificio devono riguardare soprattutto la sostenibilità ambientale e non tanto la comodità del fruitore”. Inoltre, aspetto non secondario, il ruolo centrale dei gestori: “sono loro che devono portare l'aspetto culturale all'interno della frequentazione della montagna: c'è bisogno di incentivare i gestori professionisti, preparati, come avviene in Francia, dove esiste un diploma di laurea dedicato”.

 

Per maggiori informazioni: https://www.cai.it/

Per visualizzare il database "Unico rifugi 2.0": https://rifugi.cai.it/

A cura di Maurizio Dematteis