Per un'etica dell’abitare

«Gli esclusi ci perseguitano sotto forma di sintomi», Carlo Truppi

Negli ultimi anni, dopo un lungo periodo di silenzio e grazie soprattutto ad alcune decisive inchieste giornalistiche e rapporti allarmanti, si sono moltiplicate le iniziative di approfondimento e sensibilizzazione sul tema delle migrazioni, un argomento strettamente connesso a quello dell'integrazione interculturale.

Per restare al passato più recente, va citato il convegno internazionale svoltosi a Milano il 24 settembre 2016 dal titolo: “Il secolo dei rifugiati ambientali? Analisi, proposte, politiche”. Una occasione per riflettere su tale categoria umana, generalmente trascurata sul piano giuridico.

«Secondo le stime dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, entro il 2050 i profughi ambientali saranno tra 200 e 250 milioni, con una media di 6 milioni di persone costrette ogni anno a lasciare la propria abitazione e spesso il proprio Paese».

  • Analizzare il concetto di rifugiato ambientale e le sue implicazioni giuridiche;
  • Dare un quadro della situazione ambientale nei Paesi dai quali provengono i profughi;
  • Denunciare le politiche di accaparramento di suolo e risorse attuate da aziende occidentali e multinazionali in accordo con i governi locali;
  • Individuare strumenti di monitoraggio dell'uso dei fondi europei o nazionali per la cooperazione e lo sviluppo destinati a regimi che non rispettano i diritti umani,

erano alcuni degli obiettivi di questa iniziativa, organizzata con il patrocinio e la partecipazione dell'Università degli Studi di Milano, il Centro Europeo di eccellenza Jean Monet, le Associazioni Costituzione Beni Comuni, Diritti e frontiere e Laudato Sì. Tra i suoi relatori figure di rilievo scientifico come Roger Zetter e François Gemenne, l'ex ministro del Mali Aminata Traoré e il responsabile Unhcr per l'Europa meridionale Stéphane Jaquemet.

Anche il XXII° Convegno della Società Italiana di Diritto Internazionale, tenutosi a Trento a inizio giungo, è stato dedicato al tema “Migrazioni e diritto internazionale”. Un interesse dovuto non solo alla piena consapevolezza che tra i grandi fenomeni sociali del nostro tempo quello delle migrazioni interessa particolarmente l'Italia ma anche legittimato dal fatto che al di là che i numeri degli ingressi lo giustifichino o meno, il discorso pubblico sulle migrazioni in Europa si è ormai stabilmente impostato su un registro allarmistico. Un convegno dunque che ha deciso di interrogarsi su come sia possibile andare oltre la logica emergenziale dell'attuale approccio europeo.

Nella stessa direzione si è mosso il progettoFare spazio. Migranti, esuli e rifugiati di ieri e di oggi promosso dall'Università degli Studi di Trieste all'inizio di quest'anno. Una iniziativa rivolta alla comprensione del fenomeno migratorio in età contemporanea che ha esaminato criticamente i diversi flussi collocandoli nei loro rispettivi contesti, analizzandone le tipologie e scandagliandone motivazioni e conseguenze attraverso una duplice prospettiva: storica e filosofica.

La comunità scientifica ha dato prova di essere un osservatore attento, critico e ben consapevole dei processi in corso, come dimostrano anche le analisi condotte presso l'Università della Calabria, in particolare con un ciclo di seminari tuttora in corso su "Migrazioni e aree rurali". Gli incontri affrontano il ruolo delle nuove forme di agricoltura ai fini dell'inclusione sociale, alla luce della crescente presenza di stranieri, diversi per nazionalità e status, all'interno di questi territori attraversati da nuove dinamiche di cambiamento e processi di spopolamento e invecchiamento della popolazione.

Va infine ricordata «Montanari per forza», la ricerca condotta dall'Associazione Dislivelli in collaborazione con FIERI, il Forum internazionale ed europeo di ricerche sull'immigrazione. I risultati di questo studio sono stati presentati a Torino nel corso di una iniziativa organizzata nell'ambito del Festival Torino e le Alpi. Quest'ultima, in particolare, si è concentrata sulla distribuzione dei rifugiati nelle terre alte italiane e sulle nuove forme di accoglienza dei richiedenti asilo nei comuni rurali del Piemonte e della Liguria.

Il mondo in paese. Dall'accoglienza all'inclusione dei rifugiati nei comuni rurali del Piemonte” - questo il titolo scelto per la giornata - ha visto una grande partecipazione di pubblico, istituzioni e operatori d'eccellenza che quotidianamente lavorano per garantire una reale inclusione dei migranti attraverso un modello di accoglienza partecipata da tutta la comunità.

Tutti i temi trattati nel corso di queste giornate di studio sono drammaticamente attuali, sebbene se ne senta parlare ancora poco. Tuttavia, almeno in ambito accademico, si è finalmente squarciato quel velo di omertà che per troppi anni ha impedito che emergessero come questione dirimente la storia stessa dell'umanità e cosa si voglia intendere con essa. Perché non si tratta solamente di comprendere quanto il Mediterraneo sia sempre stato un ponte, mai una frontiera, ma di arrivare al punto di capire che è oggi in gioco il nostro rapporto con lo «spazio vissuto», quello con cui l'uomo dischiude intorno a sé, come presenza e progettualità, il proprio mondo.