Non siamo subcultura

È terminata con questa frase risolutoria di Marco Bussone – vicepresiente dell'UNCEM Piemonte – la giornata torinese Il mondo in paese. Dall'accoglienza all'inclusione dei rifugiati nei comuni rurali del Piemonte. Una giornata dedicata interamente ai progetti di inclusione dei richiedenti asilo nei comuni rurali - in particolare montani - e un momento di dialogo e riflessione sul "modello diffuso", tra potenzialità e nodi da sciogliere.

Quello di Marco Bussone, a conclusione del convegno Il mondo in paese, era un riferimento esplicito all'intervista rilasciata pochi giorni prima da Romano Prodi al quotidiano La Repubblica, dal titolo Dalla Francia svolta storica: Merkel non decide più da sola. In essa l'ex Presidente della Commissione europea rifletteva sulle conseguenze della vittoria di Macron in Francia, sostenendo che ormai non si tratta più di scegliere tra destra o sinistra ma tra apertura o chiusura verso il mondo globale; tra acculturazione (tipica dei centri urbani) o marginalità subculturale (tipica delle periferie).

«Non ci sto» – ha invece tuonato il rappresentante dei comuni montani – «"Le periferie" non sono aree subculturali rispetto ai centri urbani, perché è proprio nelle piccole realtà che si stanno consolidando i progetti più avanzati e le iniziative più originali».

A fargli da solida spalla in questa ferma presa di posizione:

  • l'Associazione Morus delle Valli di Lanzo;
  • la Cooperativa Sociale La Contrada di Riva Presso Chieri;
  • il Consorzio Intercomunale Servizi Sociali di Pinerolo;
  • l'Associazione Pacefuturo di Pettinengo;
  • la G.T. Società Cooperativa Sociale di Cambiano;
  • i Comuni di Borgiallo e di Ivrea;
  • l'Ente di Gestione delle Aree Protette delle Alpi Marittime.

Tutti lì a testimonianza del fatto che non è possibile sostenere che «lo scontro […] è tra ceti urbani acculturati e periferie subculturali» come appunto suggerito dall'esimio Professore nel corso dell'intervista di Andrea Bonanni.

«Proprio ieri – aveva concluso precedentemente Monica Cerutti, Assessora all'Immigrazione della Regione Piemonte – è stato riportato sui media che rispetto ai 25 milioni di euro messi a disposizione della Regione per opere di manutenzione nei comuni, una corsia preferenziale sarà rivolta a quelli che ne gestiscono una parte con progetti dedicati all'accoglienza e all'inclusione».

«Che uno dei criteri di selezione del bando aiuti i comuni montani che fanno accoglienza – ha ribadito Bussone – potrà non piacere a molti ma a me piace. Perché questo dettaglio non è banale. Perché rigenerare i tessuti economici e sociali è fare politica. E le pratiche di innovazione montana che abbiamo avuto il piacere di ascoltare nel corso di questa giornata risolvono un problema nazionale, non strettamente locale: la trasformazione della società di oggi».

Perché il tema dell'immigrazione non va ridotto alla mera accoglienza d'emergenza e alla gestione di flussi diretti altrove. Perché il futuro dell'Italia non dipende dall'indicazione di provenienza dei suoi abitanti bensì dalla cultura degli italiani di domani.

Creare davvero le condizioni per l'instaurarsi di una interazione positiva, finalizzata all'inserimento dei cittadini, significa lavorare sulla formazione di tutti, non solo delle persone che vengono accolte: c'è infatti un urgente bisogno di occuparsi delle paure della società italiana e della mancanza di conoscenza realistica di queste persone, che hanno anche molto da insegnarci.

L'esigenza di passare dal fenomeno alla relazione è un elemento venuto fuori trasversalmente in tutte le esperienze descritte da questi portatori di buone pratiche.

Attraverso tre semplici regole, indicate da Andrea Trivero, Direttore dell'Associazione di Pettinegno Pacefutruo onlus – una delle più visionarie presenti in sala – è possibile tenere insieme, in territori fragili come quelli montani, migranti e residenti.

Queste tre semplici regole sono:

  1. coinvoglere la comunità locale che accoglie. Vanno valorizzate le risorse locali per ridare dignità all'esperienza del lavoro;
  2. rivolgere i corsi, le attività e i servizi anche ai residenti. Laboratori formativi, incontri, manifestazioni ed eventi devono essere per tutti e gratuiti;
  3. utilizzare il denaro destinato dallo Stato Italiano all'accoglienza esclusivamente per i progetti di accoglienza.

Va riscoperta, magari attraverso il supporto di cooperative create ad hoc, ogni possibile forma di lavoro partecipato, per permettere ai nostri giovani di collaborare concretamente con i nuovi arrivati, conoscendosi nel tempo con estrema naturalezza.

L'importanza di progetti che coinvolgano tutta la cittadinanza è sottolineata dalla veloce trasformazione della “comunità del rancore” in una realtà aperta, attiva e partecipata, che si organizza per riuscire finalmente a tessere nuove opportunità condivise.


Vesna Roccon