Riabitare la montagna

Con il titolo «Riabitare la montagna», edizione curata da Federica Corrado e Giuseppe Dematteis, la rivista della Società dei territorialisti racconta la montagna resiliente, interrogandosi sui processi che possono supportare dal punto di vista politico e culturale il suo reinsediamento. Un'analisi accurata che si aggiunge ai contributi precedenti "Ritorno alla terra" numeri 1 e 2, 2013-2014 e "Ricostruire la città", 2015, scaricabili in pdf all'indirizzo www.fupress.net/index.php/SdT/issue/current, tutti parte della serie "Ritorno al territorio". Approfondimento seguito da "Storia del Territorio" (2016) e "Le economie del territorio bene comune", 2017, con riferimenti tratti dal convegno di Gallicano "Ritorno ai sistemi socio-economici locali". La Call for Papers del 6° numero chiude il 15 aprile 2017.

«La città ha bisogno della montagna. La montagna ha diritto alla città» - scrive nella rivista il geografo Giuseppe Dematteis. Una frase criptica che, se non correttamente interpretata, rischia di portare a fraintendimenti. La montagna, infatti, possiede tutte le caratteristiche per essere considerata una sorta di “alterità urbana”, un'eterotopia foucaultiana in cui gli abitanti delle città scelgono di ritirarsi in alcuni periodi dell'anno, ma ciò non vuol dire che montagna e città vadano intesi due poli opposti. Non sono scatole chiuse, a compartimenti stagni e la continuità che le lega va supportata, finanziata e promossa con misure capaci di creare una piattaforma di comune socialità, non occasionale né precaria.

Ogni attore coinvolto in quest'interscambio ha il dovere e il diritto di sensibilizzare le amministrazioni pubbliche e i decisori politici sul tema dell'integrazione territoriale e della implicita multi-settorialità in gioco. La coesione va finanziata e supportata da ricerche serie e approfondite.

Dunque, come si può rendere più fruibile l'ambiente montano? Come si può favorire la ripresa demografica di questi territori? Come si possono rimodulare i servizi nelle aree a bassa densità abitativa? Da qui, l'intersezione cruciale fra zone marginali, eterotopiche e smart city, tale per cui «la civiltà montana del futuro deve essere urbana» - come sostiene Dematteis.

È importante ricordarsi che fino a non molto tempo fa mercati, fiere e servizi penetravano nelle montagne assieme a importanti centri di sapere, come i monasteri e le scuole. Solo in seguito si è assistito a un reflusso che ha lentamente dato vita a un rapporto di scambio diseguale fra città e montagne. Molte risorse sono state drenate e le valli si sono trasformate in corridoi per collegamenti internazionali o grandi luna park ludico-turistici. Si è perduta la civitas, ossia quell'insieme di legami sociali, funzionali e istituzionali capaci di offrire ai cittadini, ovunque essi risiedano, i vantaggi di una vita civile che però necessita, per realizzarsi, di una soglia minima di popolamento. Al di sotto di una certa misura, infatti, i luoghi di aggregamento e i servizi vengono meno, privando la montagna stessa dell'effetto città. Lo spiega bene Giuseppe Dematteis nella  presentazione su Dislivellitubes di Montanari per scelta sottolineando come alla montagna si siano scaricate addosso solo le conseguenze dell'urbs, con le sue caratteristiche peggiori. Un insieme indistinto di edifici e strutture prive di una minima griglia infrastrutturale e spoglie di qualsivoglia servizio alla mobilità. Una periferia alienante e lunare, descritta egregiamente, sebbene per un'altra area dell'Italia, nell'Atlante dei Classici Padani.

Occorre dunque rinforzare i rapporti fra metropoli, montagne e città marginali. Vanno superati localismi anacronistici sforzandosi di fare rete, tenendo ben presenti le priorità individuate dall'Unione Europea: una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva. Perché le problematiche specifiche della montagna riguardano principalmente le tecnologie appropriate al suo ambiente. E questo rimanda al conflitto tra natura e cultura, tra naturalizzazione e antropizzazione: dicotomia che deve essere superata esercitando l'arte della lettura dei territori e dell'ascolto delle esigenze dei loro abitanti. Perché la montagna può essere un laboratorio d'eccellenza per modelli di abitare, di sviluppo e di insediamento innovativi, nella prospettiva di una nuova alleanza tra uomo e ambiente, non solo naturale, ma anche storico, culturale, civile. Un vivere diverso, competitivo soprattutto sotto l'aspetto ecologico, politico, sociale e istituzionale, capace di garantire prospettive pari se non superiori a quelle delle aree urbane. Città e montagna vanno governate insieme con un senso di responsabilità globale.


Vesna Roccon