Servizi ecosistemici e cambiamenti climatici: una relazione pericolosa

Secondo il recente rapporto dell'Agenzia europea dell'Ambiente, ulteriori, deleteri effetti investiranno inevitabilmente ecosistemi e società: all'erosione delle coste si unirà una costante desertificazione di ampi spazi un tempo coltivabili; all'aumento delle guerre per l'accaparramento delle risorse naturali si accompagnerà un sostanziale incremento del numero dei rifugiati ambientali; a ondate di calore sempre più frequenti si dovranno sommare la comparsa di nuove malattie e un aumento della probabilità di assistere a eventi meteorologici estremi.

Per tutti questi motivi il rapporto si concentra sulle strategie di adattamento locali – nazionali e transnazionali – considerando le diverse possibili misure ed evidenziando vulnerabilità territoriali.  L'entità dei risultati dipenderà, in larga misura, dalla capacità di prepararsi all'impatto e dalla concreta adesione a una politica ambiziosa, che mantenga l'innalzamento della temperatura superficiale media globale entro i 2 °C rispetto al periodo preindustriale.

L'area alpina e quella mediterranea sono particolarmente esposte al riscaldamento globale e ne pagano costi economici elevati. Per entrambe vengono forniti dati utili a inquadrarne attuali criticità e strumenti di governance.

Le Alpi osservano già un incremento dei pericoli connessi ai rischi naturali e allo scioglimento del permafrost alle altitudini più elevate. Inondazioni e smottamenti sono più frequenti e il rialzo delle temperature sta modificando la vegetazione, minacciando moltissime specie endogene, soprattutto alle quote più alte. La ricchezza alpina in termini di biodiversità – ben 30.000 specie animali e 13.000 specie vegetali -  le ha rese da sempre un osservatorio privilegiato.

Gli impatti del cambiamento climatico si ripercuotono anche sulle principali attività umane: il turismo e l'agricoltura ne risentono sensibilmente, costringendo gli operatori a rivedere modelli di fruizione e vivibilità del territorio.

La convenzione delle Alpi – un trattato internazionale siglato nel 1991 dagli otto Paesi alpini dell'Unione Europea, con l'obiettivo di garantire una politica comune per l'arco alpino – ha fatto molto in questi anni. Nel 2006 è stata adottata una dichiarazione sul clima, alla quale è seguito un piano d'azione con misure concrete allo scopo di intensificare le attività di ricerca e implementare le strategie di adeguamento più efficaci.

Nel periodo 2013-2014 la Task Force Climate Change ha realizzato le Linee Guida per l'adattamento locale ai Cambiamenti Climatici nelle Alpi e nel biennio successivo sono state condotte azioni rilevanti a supporto della costituzione della Piattaforma Pericoli naturali (PLANALP).

La convenzione delle Alpi condivide studi, ricerche e buone pratiche attraverso il tourWe are Alps: un'iniziativa del Segretariato Permanente che attraversa l'arco alpino incontrando e facendosi conoscere dai suoi abitanti.

Coopera inoltre con l'Agenzia Europea dell'Ambiente disseminando esperienze innovative nel campo della mitigazione e dell'adattamento al cambiamento climatico.

Anche la macroregione Mediterranea è estremamente a rischio in questa trasformazione, continuando a registrare nuovi record negativi: dall'acidificazione del mare alla diminuzione delle precipitazioni; dall'innalzamento del livello del mare al rapido incremento delle temperature. Tutti fattori di minaccia per la biodiversità e la salute umana.

Sono in pericolo servizi ecosistemici e settori economici quali l'agricoltura, la silvicoltura e la pesca. Ripercussioni dai gravi costi economici e sociali, che non coinvolgono solo le zone costiere ma si estendono fino alle regioni montuose dell'entroterra, investendole duramente.

Il 19° appuntamento della Convenzione di Barcellona – strumento giuridico e operativo del Piano d'Azione delle Nazioni Unite per il Mediterraneo – ha approvato un piano rielaborato dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare nella Strategia Nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici.

L'obiettivo è fornire alle comunità che si affacciano sul Mediterraneo un contesto di sviluppo sostenibile dotandole degli strumenti di resilienza – tecnici e cognitivi – più efficaci per affrontare il global warming


Vesna Roccon