Comunità creative. Il piano strategico bottom-up della Valle di Seren

Che si possano sperimentare positivamente, anche in aree montane, gli stessi meccanismi che hanno permesso a diversi contesti urbani di attivare processi di sviluppo sostenibili e vincenti lo dimostra il caso di una piccola porzione di media montagna collocata nella parte meridionale della provincia di Belluno: la “valle del silenzio”, come la chiamano i suoi affezionati residenti.

Un territorio quasi incontaminato, incastonato fra la vicina piana di Feltre, il Massiccio del Monte Grappa e le Dolomiti Bellunesi, ma ben al di fuori dei flussi turistici e lontano dai principali assi viari.

È qui, nella valle di Seren del Grappa, che l'Istituto per lo sviluppo regionale dell'EURAC è stato chiamato a supportare la piccola realtà montana ‘alle prese' con la sfida lanciatale da un nuovo arrivato, tenacemente convinto che il destino della gente del posto non potesse essere quello della rassegnazione passiva alla lenta ma progressiva rarefazione sociale ed economica.

Ad Oskar Unterfrauner, medico altoatesino con un solido passato da attivista nei movimenti per la pace, le potenzialità del luogo e quelle dei suoi abitanti appaiono immediatamente evidenti: una terra dal ricchissimo patrimonio naturale e con caratteristiche ambientali di alto valore, tanto da poter vantare al suo interno la presenza di ben due siti Natura 2000. Una popolazione operosa, custode di antichi saperi e tradizioni e fortemente legata al territorio. Gente con uno spiccato senso di comunità, capace di cooperare in condizioni di scarsità di risorse e in luoghi impervi e dalla chiara volontà di condividere valori ed obiettivi. Elementi più che sufficienti per spingere il dottore a comprar casa proprio lì, farne la sede della Fondazione Val di Seren, scegliere di destinarla interamente all'interesse della comunità, tenendone per sé e i propri figli solo l'usufrutto. 

Di orientamento cattolico, Oskar acquista un'abitazione rurale da ristrutturare ma di particolare rilevanza, appartenuta alla famiglia di Leonardo Boff, uno dei più importanti esponenti della Teologia della Liberazione. Come tante altre famiglie bellunesi, anche quella del famoso teologo brasiliano emigra in America Latina nel corso di un vero e proprio esodo iniziato nel 1876. Uno spopolamento che – nelle aree montane meno coinvolte dai modelli di sviluppo fondati sull'industrializzazione dei fondovalle o sullo sfruttamento intensivo degli spazi a fini turistici – è proseguito fino ad oggi, comportando insieme alla decadenza del patrimonio architettonico e culturale di montagna anche l'abbandono quasi totale delle pratiche economiche locali.

La provenienza sudtirolese del nuovo arrivato favorisce così l'avvio di una cooperazione interregionale tra Veneto e Trentino Alto Adige, vissuta inizialmente con qualche perplessità dagli abitanti sospettosi nei confronti dei “forestieri” e di qualunque novità capace di smuovere equilibri precariamente abbarbicati sulle rocce. Questo perché ogni comunità montana è fondata su abitudini consolidate, faticosamente conquistate nel corso dei secoli. Stili di vita e consuetudini difesi entrambi con tenacia, nella convinzione, spesso fondata su basi ragionevoli, che la conoscenza di chi, in un dato territorio, vive ed opera, sia uno strumento irrinunciabile per un'analisi autentica delle opportunità e dei rischi da tenere in considerazione.

Autonomia, spirito di responsabilità e coinvolgimento personale nel destino della propria terra sono caratteristiche peculiari, condivise molto probabilmente da tutte le genti di montagna.

Spesso si trasformano però in un atteggiamento intransigente e rigido, una sorta di ‘chiusura caratteriale' altrettanto tipica dei montanari di ogni ordine e grado.

È con questa chiara consapevolezza che i ricercatori dell'EURAC hanno affiancato la comunità feltrina locale di Seren, dotandola degli strumenti più idonei per sostenere e promuovere un inedito percorso di sviluppo.

Utilizzando un innovativo metodo di ricerca-azione, partecipativo e strategico, il lavoro svolto insieme agli abitanti della valle dall'Istituto ha così raggiunto due obiettivi importanti:

  • ha fornito un caso studio esemplare, non solo alla ricerca in corso sul tema del contrasto allo spopolamento, ma anche alle altre realtà montane interessate a intraprendere percorsi simili;
  • ha colto e descritto accuratamente – nel volume La pianificazione strategica per le aree montane marginali: il caso della valle di Seren del Grappa (F. Maino, A. Omizzolo, T. Streifenender, 2016) – una dinamica spontanea e originale, favorendo il miglioramento della realtà in cui è stata condotta l'indagine.

Due risultati non scontati ma, al contrario, pazientemente perseguiti attraverso un lavoro minuzioso e attento fatto di ascolto, cura, professionalità e rispetto.

Un compito difficile che ha incluso l'elaborazione delle esperienze e degli stati emotivi dei singoli partecipanti anche attraverso la gestione e la prevenzione dei conflitti; la ricerca e la presentazione pubblica delle possibili fonti di finanziamento, con il coinvolgimento progressivo delle amministrazioni locali; la moderazione del percorso partecipativo attraverso una supervisione scientifica integrata in ogni singola fase, ma capace di svolgere tale ruolo da “dietro le quinte”, lasciando la popolazione libera di creare da sé, attraverso il confronto e l'analisi, le proprie linee di indirizzo a medio-lungo termine.

Ciò che ha dato alla luce il Piano Strategico della valle e permesso così l'avviamento delle prime progettualità è una visione condivisa dunque dall'intera comunità:

un tracciato segnato da 20 tavoli di lavoro tematici, 5 incontri con esperti, 2 tavole rotonde, 18 incontri progettuali, 7 serate di formazione e visite guidate, 4 incontri istituzionali. Un sentiero di montagna impegnativo ma attraversato con entusiasmo dalla cittadinanza locale, valorizzata e coinvolta dall'EURAC con intelligenza e lungimiranza.

Il progetto sperimentale condotto nel Bellunese ha interessato un territorio collocato d'altronde all'interno della Convenzione delle Alpi e della Strategia macroregionale alpina EUSALP.

Il piccolo comune di Seren del Grappa (2.453 abitanti) – riconosciuto come totalmente montano secondo la classificazione nazionale Istat – fa parte delle aree di cooperazione territoriale transnazionale europea per il periodo 2014-2020 Interreg, afferenti alla Regione Veneto, rientrando inoltre non solo fra le cosiddette “aree interne”, ma anche fra i “territori di confine” con le province autonome di Trento e Bolzano, destinatari potenziali di specifici finanziamenti.

Tutte caratteristiche che dovrebbero pesare sulla possibile scelta di destinare a territori come questo particolari attenzioni, ponendoli al centro di iniziative che li valorizzino pienamente.



Vesna Roccon