Verticalità e orizzontalità negli spazi montani

A partire dalla fine del XIX secolo, secondo numerosi osservatori, i nuovi sistemi di trasporto hanno trasformato le Alpi da «spazio vissuto» a «spazio attraversato», facendole passare da una territorialità di tipo verticale a una di tipo orizzontale.

Tale lettura, in larga misura condivisibile, può essere meglio colta nelle sue complesse articolazioni economiche e spaziali se inserita in un quadro storico che tenga conto delle trasformazioni di lungo periodo, analizzando in particolare le forme di appropriazione e di valorizzazione economica del territorio e prendendo in esame le trasformazioni delle relazioni economiche e sociali tra i fondovalle e le terre alte a loro adiacenti.

Nel contempo è opportuno tener conto dei nuovi fenomeni sociali – si pensi alle amenity migrations, alle svariate forme di plurilocalità residenziale o alla crescita del numero dei “neo-montanari” – che lasciano intravedere l'affermarsi di nuovi modelli di verticalità in grado di riattivare e rivisitare le relazioni tra i fondovalle e le terre alte.

In una prospettiva storica, per lungo tempo i fondovalle sono rimasti spazi marginali, poco adatti all'insediamento umano e alla loro valorizzazione economica. Le dinamiche demografiche, sociali ed economiche più originali ed incisive avvenivano in quota dove le comunità erano in grado di esprimere un controllo del territorio che si estendeva su un'ampia fascia altimetrica.

Nel corso del XIX e del XX secolo i territori di fondovalle furono però confrontati con ampie trasformazioni  connesse con l'avvio delle opere di bonifica agraria e idraulica e con l'irruzione della seconda rivoluzione industriale. Tali processi, generalmente  pilotati da forze esogene, causarono, un progressivo indebolimento delle relazioni interne di tipo verticale a vantaggio di quelle orizzontali.

Da risorsa collettiva, a disposizione delle comunità poste ai loro margini e in alta quota, integrati a sistemi economici fondati su diversi piani ecologici ed altimetrici –  nei quali, talvolta, giocavano un ruolo significativo le pratiche “connettive” del nomadismo pastorale e della transumanza – , i fondovalle si trasformarono in spazi votati all'agricoltura intensiva e luoghi di elezione della seconda rivoluzione industriale.  

L'orizzontalità del territorio si accentuò lungo tutto il tragitto della modernizzazione, facendo delle città alpine di fondovalle dei nodi intermedi tra i poli metropolitani perialpini.

Recenti analisi storiche hanno sottolineato che i divari tra le terre basse e quelle alte sono il risultato dell'interazione fra una serie di parametri «qualitativi» tra cui la «qualità» dei fondovalle, la natura e la «qualità» dello sviluppo economico e, infine la «qualità» delle strutture istituzionali.

Le molteplici configurazioni di questi tre caratteri forniscono le coordinate per comprendere i motivi per cui le terre basse (in particolare i fondovalle) sono talvolta state caratterizzate (o continuano a essere caratterizzate) da una situazione di ritardo nella loro relazione con le terre alte.

Altrettando bene ci fanno capire le cause per cui, attualmente, alcune aree di fondovalle dell'arco alpino sono caratterizzate da una buona tenuta economico-sociale – o addirittura figurano tra le aree europee più dinamiche dal punto di vista demografico, economico e insediativo – mentre altre, hanno conosciuto  (o stanno subendo) un processo di deindustrializzazione trasformandosi in zone altamente depresse.

La nona sessione del congresso di Grenoble ha ripreso il filo di questo discorso, avviato nel 2011 dal Convegno «Terre alte, terre basse – Disparità», organizzato dall'Associazione Internazionale per la Storia delle Alpi, modificandone la prospettiva. Sotto la lente di ingrandimento sono infatti finite le interazioni tra i fondovalle e le terre alte. Più in particolare, si è voluto capire come i cambiamenti che avvengono negli uni o nelle altre agiscono reciprocamente dando vita a una specifica territorialità alpina. In tale prospettiva, particolare attenzione è stata riservata alle dinamiche dei mercati fondiari e immobiliari che rappresentano una chiave di lettura in grado di illustrare e dar conto dei recenti fenomeni insediativi e di mobilità che caratterizzano le aree montane.

Un ulteriore elemento di interesse sono state le nuove forme di ibridazione territoriale. Soluzioni che mettono in crisi (a volte positivamente) la dicotomia «urbano/rurale», facendo coesistere molteplici funzioni che generalmente concorrono conflittualmente e per giustapposizione ma che, talvolta, possono rivelarsi delle opportunità per promuovere il benessere degli abitanti e la qualità del territorio.