ARCHALP: ARCHITETTURE PER LA MONTAGNA CHE PRODUCE

È  disponibile online l'ottavo  numero della nuova serie di "ArchAlp", rivista internazionale di architettura e paesaggio alpino del Centro di ricerca "Istituto di Architettura Montana" del DAD - Politecnico di Torino dedicato alle “Architetture della montagna che produce”.

Il tema della montagna “che produce” sembra essere centrale nel quadro di quelle politiche territoriali che lavorano nella definizione del territorio alpino come uno spazio abitativo autonomo, in grado di ridisegnare gli equilibri territoriali e i sistemi di interdipendenza con le grandi aree urbane di fondovalle e di pianura.

Oggi che la questione di una nuova abitabilità dei territori extraurbani è tornata ad essere sulle agende di sempre più numerosi soggetti istituzionali e politici, tale dimensione produttiva della montagna riacquisisce uno spessore ed una centralità inedita. Tornare a pensare al territorio montano come un luogo presidiato e vissuto significa oggi innanzitutto riscrivere le relazioni di interdipendenza socio-econo-mica con le aree urbanizzate, cercando di garantire delle condizioni di vita e di lavoro sul territorio stesso, e ridare vita ad un sistema di relazioni virtuose con le città, controvertendo l'idea di luogo di consumo monodirezionale (estrattivo, ambientale, paesaggistico, turistico, ecc.) praticato nei decenni scorsi. Due sembrano essere gli elementi caratterizzanti di questa tendenza. Da un lato un approccio basato sul rafforzamento delle filiere locali: allevamento, agricoltura, viticoltura, produzione casearia, silvicoltura ma anche produzione industriale e artigianale basate sulla trasformazione di prodotti e risorse autoctone. Dall'altro la riattivazione di reti lunghe, non strutturate secondo uno sfruttamento verticale delle risorse ma basate invece su di una “specializzazione orizzontale” che permetta la nascita di economie ed attività innovative capaci di ritagliarsi uno spazio privilegiato all'interno del mondo globale. Le architetture contemporanee raccolte nel nuovo numero della rivista  sembrano rispondere in modo proattivo a queste nuove istanze, concorrendo alla definizione di nuovi spazi per il lavoro, interpretando le necessità di nuove funzioni inedite per questo contesto e trasformandole in occasioni di innovazione progettuale e linguistica, come nel caso di stabilimenti artigianali e industriali, centri di ricerca e innovazione, poli di servizi.

 

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