Aree Interne. Per una rinascita dei territori rurali e montani

Il libro Aree Interne. Per una rinascita dei territori rurali e montani è frutto di una visione multidisciplinare favorita dal contributo di naturalisti, storici, geografi, sociologi, demografi, giuristi, economisti, agronomi, forestali e architetti, specifiche competenze di docenti dell'Università del Molise di cui dispone il Centro ArIA.”

Edito da Rubettino - casa editrice calabrese orgogliosamente legata al proprio territorio - è stato presentato dal Professor Piero Bevilacqua, storico dell'Università di Roma "La Sapienza", come «un lavoro analitico e programmatico consapevole che il governo dei territori non può prescindere da una indagine storica severa, ma non sfiduciata».

Il volume è uno studio aggiornato sulle politiche di coesione territoriale nazionali e si fonda sostanzialmente sull'esposizione e l'esplorazione di due assi strategici: 

  • la considerazione preliminare che i territori rurali e montani non hanno bisogno di assistenza ma di un ripensamento complessivo, dato che la saturazione delle aree costiere e metropolitane è pericolosa per tutto il Paese;
  • l'idea che tale ripensamento deve essere condotto da un movimento che parta dal basso, facendo dei Comuni, organismi millenari prossimi a cittadini e territorio, i principali protagonisti.

Per realizzare quella che è stata definita dall'Onorevole Enrico Borghi - Coordinatore della Strategia Nazionale Aree Interne, autore della prefazione e relatore al convegno - «la via italiana allo sviluppo sostenibile», le aree interne e montane vanno reinterpretate e trasformate negli assets su cui costruire «filoni di futuro». Dobbiamo rimodularci - ha proseguito - nella prospettiva non del «dov'era, com'era» bensì del «dov'era, come sarà», curando il rapporto tra aree metropolitane ed entroterra, tra smart city e smart land.

Per inventare nuovi modelli è però necessaria la partecipazione politica, culturale e scientifica della nazione. Un capitalismo delle reti e dei territori che poggi su un inedito protagonismo locale. La spinta propulsiva deve infatti arrivare dagli stessi territori, grazie a un patto circolare che promuova e sostenga quella che il Professor Gianfranco Viesti, economista presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro" non ha esitato a definire «la longue durée dell'Italia», le strutture storiche di lunga durata che rimangono imperturbabili agli eventi e al tempo, ossia:

  • l'offerta territoriale differenziata di beni e servizi;
  • l'eccellente proposta agroalimentare;

entrambe caratteristiche uniche, legate alla stessa struttura morfologica italiana e garantite proprio su tale base.

«Lo sviluppo di lungo periodo - ha aggiunto - va costruito tuttavia coscientemente e deve poter contare, in questo caso specifico, su di un approccio place based e tailor made». Una prassi composta da una pluralità di interventi costruiti su misura e basati sul coinvolgimento attivo del contesto locale, integrati infine reciprocamente nella produzione del risultato finale.

Politiche di equilibrio di questo tipo non sono certo facili da realizzare soprattutto quando necessitano di essere perfezionate da specifiche modalità di assorbimento dei flussi migratori.

Proprio per questo l'intervento del Professor Viesti si è concluso con una sorta di monito rivolto ai decisori politici: «occuparsi di politica nazionale - ha ribadito - significa dar vita a un livello di governo che raccolga tutte le esperienze dal basso e le metta in relazione, facendole conoscere le une alle altre. Ci vuole allora un osservatorio sistematico che compari le aree interne e che fornisca a ciascun luogo tutte le pratiche degli altri. Un osservatorio analitico delle trasformazioni e delle politiche, e un pensiero spontaneo non può che rivolgersi al mondo dei big data, che ci viene incontro nella gestione degli strumenti di comparazione».

Dotarsi di un osservatorio di questo tipo non significa disporre di un'aberrante supporto a sterili classificazioni, ma comprendere la necessità di «sapersi prendere la responsabilità di indicare quelle che si ritengono essere le buone pratiche con l'autorevolezza essenziale per esprimere giudizi e sguardi onesti sulle vie migliori da perseguire».

Non dunque un semplice aiuto all'autoprotagonismo dei luoghi bensì una rilevazione dettagliata e condivisa; un'opera di osservazione e divulgazione che trasformi la conoscenza in coscienza.