Giornata mondiale per la biodiversità

Assieme alla Convenzione-quadro sui cambiamenti climatici e a quella per la lotta alla desertificazione, la Convenzione sulla Diversità Biologica fu promossa nell'ambito della Conferenza dell'ONU su ambiente e sviluppo tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992, al fine di concordare una strategia globale di “sviluppo sostenibile”. Uno sviluppo che soddisfi le esigenze del presente preservando al contempo l'ambiente per le generazioni future.

Le tre convenzioni riconoscono la necessità di migliorare la comprensione dell'impatto delle attività umane sul sistema climatico, meteorologico ed idrologico e le loro ricadute sugli ecosistemi.

La Convention on Biological Diversity è un trattato internazionale giuridicamente vincolante, entrato in vigore nel 1993 con tre obiettivi principali:

  • conservare la biodiversità;
  • promuoverne l'uso sostenibile;
  • garantire una giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dall'utilizzo delle risorse energetiche.

L'organo di governo della convenzione è la COP – Conference of the Parties –l'assemblea generale dei paesi firmatari che ne assume, riunendosi ogni due anni, indirizzi politici e tecnico-operativi.

La COP 13, tenutasi in Messico dal 4 al 17 dicembre 2016 ha sollecitato nuovamente – rimarcando così la posizione già assunta nel 2010 – che venga attuata una moratoria all'utilizzo della geoingegneria come misura di contrasto ai cambiamenti climatici.

Una conferma rilevante alla luce dell'Accordo di Parigi siglato il 12 dicembre 2015, nell'ambito della ventunesima Conferenza delle Parti della Convenzione quadro che pare invece voler incoraggiare l'adozione di questa avveniristica quanto esotica soluzione per il mantenimento delle temperature globali entro la soglia di attenzione.

Una fiducia eccessiva - secondo la CBD - per quella che non esita a definire una “fissazione tecnologica infondata”: una scorciatoia pericolosa dai potenziali quanto diffusi impatti negativi, che potrebbe aggravare il cambiamento climatico e rivelarsi letale per la biodiversità e le funzioni complessive delle reti ecologiche. Una soluzione che oltretutto incentiva l'utilizzo di combustibili fossili, scoraggiando l'adesione a modelli di sviluppo che intendano diminuire le concentrazioni di emissioni climalteranti per mezzo di una reale conversione ecologica.

La dettagliata valutazione di Cancun ha rimarcato con forza la necessità di approfondire lo studio dei possibili effetti dell'impiego su vasta scala delle tecniche BECCS – Bio-energy with carbon and capture storage – che combinano ingegneristicamente la produzione di energia da biomassa con la cattura e lo stoccaggio dell'anidride carbonica.

Confrontarsi con i rischi impliciti dell'attuale proposta, audacemente finanziata e promossa ma dalle evidenti quanto rimosse implicazioni etiche è considerato dalla CBD «un approccio precauzionale minimo».

L'Intergovernmental Panel on Climate Change è l'organismo scientifico delle Nazioni Unite deputato a:

  • valutare lo stato delle conoscenze sul clima e sui cambiamenti climatici;
  • individuare le conseguenze del riscaldamento globale sull'ambiente;
  • prospettare ai decisori politici possibili misure e risposte strategiche.

L'IPCC ha recentemente realizzato un imponente rapporto sul cambiamento climatico senza però analizzare - stando all'articolo di Phil Williamson pubblicato su Nature nel 2016 - i possibili impatti sulla diversità biologica della costosa soluzione BECCS eludendo in tal modo una questione cruciale: gli eventuali effetti di una rimozione forzata, a tappe serrate e su vasta scala, di CO2.

La moratoria sulla geoingegneria richiesta dalla CBD è un invito stringente ai governi nazionali a considerare attentamente i pericoli insiti in questa nuova tecnologia. La convenzione enfatizza inoltre il ruolo delle comunità e delle conoscenze locali, esortando a tenerli nella dovuta considerazione: «ci sono molte soluzioni territoriali che hanno già dato prova di efficacia e sostenibilità; sistemi culturalmente ed economicamente redditizi, capaci di fermare simultaneamente la perdita di biodiversità e il cambiamento climatico come l'agricoltura tradizionale, alla quale va dedicata attenzione e supporto anziché far convergere ogni sforzo globale alle soluzioni ipertecnologiche. Falsi espedienti dal rischio elevatissimo», ha sottolineato Silvia Ribeiro, direttrice dell'ETC Group del Latino America - un'organizzazione internazionale dedicata alla promozione della diversità culturale ed ecologica e alla protezione dei diritti umani.

L'uso sconsiderato delle nuove tecnologie, supportato da promotori aggressivi e ben finanziati, rischia di degradare ulteriormente l'ambiente, rendendolo definitivamente inadatto alla sopravvivenza umana.

Vesna Roccon