L'UNESCO dichiara la transumanza e l’alpinismo patrimonio culturale immateriale

Il Comitato intergovernativo del patrimonio mondiale dell'UNESCO, riunito in questi giorni a Bogotà, in Colombia, ha iscritti diverse pratiche nella Lista Rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale. Due di queste – la transumanza e l'alpinismo – riguardano anche l'Italia.

La transumanza, la tradizionale pratica pastorale di migrazione stagionale del bestiame lungo i tratturi, seguendo l'andamento stagionale e le condizioni climatiche, ha saputo creare nei secoli forti legami sociali e culturali tra i praticanti e i centri abitati attraversati e può essere considerata un'attività economica sostenibile caratterizzata da un rapporto peculiare tra uomo e natura. I pastori transumanti, come sottolinea il dossier di candidatura presentato dall'Italia insieme a Grecia e Austria all'Unesco, hanno una conoscenza approfondita dell'ambiente, dell'equilibrio ecologico tra uomo e natura, si spostano in differenti zone climatiche, percorrendo le vie semi-naturali dei tratturi e sono testimoni dei cambiamenti che le stanno interessando. La transumanza è ancora oggi praticata in particolar modo nel Centro e nel Sud Italia, dove sono localizzati i Regi tratturi, partendo da Amatrice e Ceccano nel Lazio ad Anversa degli Abruzzi e Pescocostanzo in Abruzzo, da Frosolone in Molise, Rivello in Basilicata, Lacedonia e Zungoli in Campania a San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo e Monte Sant'Angelo in Puglia. Pastori transumanti sono ancora in attività anche nell'area alpina, soprattutto in Lombardia e nel Val Senales in Alto Adige.

Grazie a questo riconoscimento l'Italia acquisisce il primato di iscrizioni in ambito rurale e agroalimentare, superando Turchia e Belgio.

 

Pochi giorni dopo, in occasione della Giornata internazionale della Montagna, anche l'alpinismo, definito come "l'arte di scalare le montagne e le pareti rocciose, grazie a capacità fisiche, tecniche e intellettuali", è stato iscritto nella speciale lista. Iniziato nove anni fa, il percorso di candidatura è stato sostenuto in maniera sinergica da Italia, Francia e Svizzera e coordinato dai comuni di Courmayeur e di Chamonix e dall'Ufficio Unesco del Segretariato Generale del MIBACT che ha seguito il processo istruttorio tecnico di negoziazione e di relazioni internazionali, e ha coinvolto a livello nazionale i territori dell'intero arco alpino e dell'Appennino Centrale, tra cui i massicci del Monte Bianco, del Monte Rosa, le Dolomiti e il Gran Sasso.

La pratica dell'Alpinismo, rappresentata dalle comunità del Club Alpino Italiano (Cai) e del Collegio Nazionale delle Guide Alpine (CNAGAI), è espressione di saperi e tecniche, valori di solidarietà e di aiuto reciproco, oltreché di competenze specifiche. La sua visibilità in quanto patrimonio culturale immateriale contribuisce ad approfondire e diffondere la conoscenza ambientale e degli ecosistemi, anche nel rispetto delle specificità culturali locali dei territori, coniugando l'importanza di salvaguardare, in maniera integrata e sostenibile, aspetti del patrimonio naturale e tradizionalmente trasmessi dalle comunità. Attraverso l'alpinismo, si affermano così "relazioni solide" e una "dimensione etica e spirituale", verso un "rapporto complesso tra l'uomo, la natura e l'universo". La proposta aveva il proprio focus, naturalmente, sul rapporto tra l'uomo e le Alpi.

 

L'Italia vanta diversi beni iscritti nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'Unesco:

(Fonte: Rappresentanza Permanente d'Italia UNESCO)