La montagna come fattore di sviluppo sociale ed economico del Paese

Sono stati giorni significativi per le aree interne e montane del nostro Paese che sembrano godere di un rinnovato interesse e di una nuova attenzione anche da parte delle istituzioni. Dopo il Manifesto di Camaldoli dello scorso novembre, nato dall'omonimo convegno organizzato dalla Società dei territorialisti e delle territorialiste e dedicato alla centralità della montagna, il dibattito attorno alle terre alte e alle aree “marginali” si è fatto strada anche in Parlamento.

Martedì 28 gennaio, infatti, 524 Deputati hanno approvato all'unanimità, a Camere riunite, una mozione unitaria e condivisa sulla montagna per definire politiche di sviluppo e servizi sui territori che accorcino le distanze fra montagne e città e permettano di frenare lo spopolamento e l'abbandono attraverso una serie di iniziative concrete che garantiscano agli abitanti di queste aree opportunità simili a quelle di cui godono gli abitanti delle zone urbane. Un segnale importante che ha visto la convergenza e il contributo di tutti gli schieramenti politici e che ha riportato la montagna e le aree marginali del Paese al centro del dibattito parlamentare impegnando il Governo ad un'azione concreta verso questi territori. "Erano troppi anni che la montagna non entrava alla Camera dei Deputati. A Montecitorio abbiamo assistito a due ore e mezza di dibattito che i resoconti della Camera non registravano da un quarto di secolo. Un dibattito organico che ha visto protagonisti tutti i gruppi sul presente e sul futuro delle aree interne, rurali e montane del Paese. Alle parole dovranno seguire i fatti, hanno già commentato alcuni Amministratori locali. È vero, ma solo in parte. Pensiero e azione, cultura e concretezza devono correre paralleli in politica” [1], ha affermato Marco Bussone, Presidente nazionale dell'Uncem, al termine della sessione parlamentare.

Le mozioni hanno preceduto di pochi giorni un altro appuntamento, quello degli Stati generali della Montagna, convocati dal Ministro Boccia presso il Ministero degli Affari regionali e delle Autonomie, a cui hanno preso parte 150 rappresentanti di Istituzioni, associazioni, imprese. Gli Stati Generali sulla Montagna sono dei tavoli tematici permanenti che fungono da momento di confronto tra i diversi protagonisti delle aree montane e il Governo, con l'intento di generare, attraverso il confronto, attuabili ed efficaci proposte di intervento.

La rinnovata attenzione verso le questioni riguardanti le terre alte si accompagna anche a due precisi impegni. Quello di armonizzare le normative esistenti, attuare la legge sui piccoli Comuni, il Codice forestale, la Strategia delle Green Communities e migliorare la Strategia nazionale per le Aree interne, da una parte. E quello di creare un Fondo unico nazionale da dedicare espressamente alla montagna che, al momento, ammonta a 20 milioni di euro in diverse fonti di finanziamento, ma che dovrebbe poi arrivare a 100 milioni di euro annui, dall'altra.

Montagna e aree interne sono priorità assolute. Se supportate da adeguate politiche mirate al potenziamento del proprio patrimonio materiale e immateriale, potranno esprimere pienamente le specificità che le contraddistinguono, contribuendo in modo durevole alla crescita complessiva del Paese.

 

[1] Fonte: Comunicato stampa UNCEM - Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani di lunedì 27 gennaio 2020