Montagne in Rete 2018: partecipazione, condivisione, responsabilità

Mercoledì 2 e giovedì 3 maggio sono state giornate intense per gli aderenti a www.montagneinrete.it convenuti a Trento su invito di tsm in occasione del primo simposio della piattaforma dedicata alla vitalità dei territori montani e online dal 12 gennaio 2017. Due giorni nei quali alle occasioni di incontro e reciproca conoscenza si sono affiancati momenti di studio e approfondimento.

Una iniziativa stimolante favorita dalla presenza di realtà che, conoscendo le montagne da vicino e da diversi punti di vista, hanno accettato di confrontarsi sul rapporto montagna-pianura e sulla differenza qualitativa di diversi modelli di sviluppo.

Una piccola comunità di circa cinquanta persone si è così data appuntamento a partire dalle ore 17:00 di mercoledì al convegno Montagne di valore, previsto come parte integrante della programmazione del Trento Film Festival. Questa 'serata-evento', presso la Sala conferenze della Fondazione Caritro, è stata l'occasione per conoscere i risultati della ricerca condotta dal CENSIS sulla qualità sociale dei territori montani e contenuta nel volume Montagne di valore. Una ricerca sul sale alchemico della montagna italiana, distribuito a tutti i partecipanti al workshop della giornata seguente.

Un libro edito da Franco Angeli e curato da Mauro Marcantoni e Giovanni Vetritto, che fornisce una serie di indicatori tematici analizzando i sei fattori fondamentali oggi descritti come propedeutici allo sviluppo, dimostrando come su ben quattro di essi la montagna sia più che competitiva nei confronti della pianura.

Dopo i saluti introduttivi del Presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi e della Direttrice generale di tsm, Paola Borz, la tavola rotonda moderata da Marco Albino Ferrari e composta da Gianluca Cepollaro, Paolo Rosso, Annibale Salsa e Bruno Zanon ha offerto al pubblico una panoramica generale delle coordinate teoriche di questa materia complessa quanto articolata.

Le giornate del simposio, a partire dal convegno, sono state anche l'occasione per evidenziare i margini di miglioramento che caratterizzano questi territori, troppo spesso considerati una realtà separata rispetto al Paese.

In questo senso la logistica, le infrastrutture e le stesse dinamiche dell'internazionalizzazione - questi alcuni fra i topics presentati - vedono le province montane in affanno se confrontate con le dotazioni di cui dispone la pianura, sottolineando come la sfida di puntare su investimenti selettivi, in una logica di modifica strutturale di lungo termine che dia una realistica chance di crescita alle montagne, sia ancora assolutamente aperta. Una sfida tra opposte teorie economiche, ma anche una sfida politica tra la capacità o meno di riconoscere e apprezzare la specificità dei territori montani, avendo il coraggio di misurarsi con strategie di sviluppo plurali e condizioni di vivibilità differenti.

Chi abita le terre alte sa meglio di chiunque altro che cosa significhi viverci e va tenuto nella dovuta considerazione: è perciò necessario un coinvolgimento effettivo degli attori locali e uno sforzo protratto nel tempo di costruzione di capacità e competenze: attuare tutto ciò non è poi così difficile data la consuetudine radicata nella popolazione montana a rapportarsi con gli altri, lavorare insieme ad obiettivi comuni e, soprattutto, render conto delle proprie azioni in piena responsabilità e autonomia.

La dimensione immateriale delle montagne - quella che Annibale Salsa ha definito "montanità" o "cultura montana" - è infatti emersa con forza nel corso delle testimonianze provenienti dai diversi contesti locali, come consapevolezza di appartenere tutti al medesimo destino e di doversi muovere in termini di sistema.

È a partire da questo saldo presupposto che il primo simposio di Montagne in Rete ha potuto contare su una buona rappresentanza delle diverse montagne italiane dell'arco alpino e della dorsale appenninica: molte le province e le regioni presenti grazie alla partecipazione entusiasta di associazioni, enti di ricerca, musei, fondazioni e autorevoli centri studio.

La prima giornata si è conclusa con una cena informale degli aderenti a www.montagneinrete.it, dando a tutti l'opportunità di confrontarsi sulle questioni emerse nel corso del convegno.

Il lavoro condotto durante le sessioni parallele del workshop di giovedì ha evidenziato quanto sia importante mantenere viva la connessione con le città e le popolazioni dei territori limitrofi, anche per favorire processi di rinnovamento e rigenerazione di un tessuto sociale ed economico spesso rarefatto e bisognoso non tanto di nuove forme di assistenza quanto piuttosto di inediti patti basati sulla comprensione, la solidarietà e la coesione territoriale.

Solo così le aree che più di altre hanno sofferto la rivoluzione industriale prima e la globalizzazione poi, potranno esprimere al meglio le proprie caratteristiche e potenzialità.

La differenza, in sostanza, la fanno le scelte di governo e la volontà politica che risultano vincenti quando tengono il più possibile vicino le decisioni ai problemi.

In territori a bassa densità di persone, edifici, strutture e funzioni, però, non basta mettere a punto strumenti urbanistici - nati in primo luogo per gestire i possibili conflitti generati dalla dura convivenza della prossimità metropolitana.

C'è invece una necessità urgente di utilizzare un'ottica interdisciplinare e integrata che si eserciti nell'umile tentativo di costruire e organizzare reti funzionali che possano far operare i territori di montagna fornendo loro le stesse opportunità offerte a livello urbano. La capacità di governare i processi deve ricomprendere i diversi livelli orizzontali e verticali, allo scopo di promuovere un maggior benessere della popolazione locale.

Come procedere per fare in modo che non ci siano eccessive differenze tra i cittadini di montagna e quelli di pianura?

Trasformare un problema in una opportunità è forse il suggerimento più prezioso donato ai partecipanti al simposio di Montagne in Rete: non solo attraverso il modello paradigmatico di ciò che è accaduto al Lago di Molveno durante lo scorso inverno, che lo ha visto al centro di una iniziativa raccontata a conclusione delle due giornate di studio durante il Dialogo sul patrimonio (iniziativa consultabile su www.op17.it). In quella specifica occasione arte e cultura sono intervenute a livello locale creando un nuovo immaginario dentro un luogo stereotipato da una fruizione turistica unidimensionale, facendolo uscire dal recinto della tradizione recriminante.

Molti sono stati gli esempi di politiche e approcci lungimiranti che, coinvolgendo attivamente la popolazione, hanno migliorato il livello di vivibilità di territori fragili ma ricchissimi di risorse endogene:

  • Terragnolo che conta, ad esempio, un progetto trentino di welfare generativo a km0;
  • Il piano strategico bottom up della Valle di Seren, coadiuvato da un gruppo di ricercatori dell'Istituto per lo Sviluppo locale dell'Accademia europea di Bolzano;
  • La rigenerazione dei modelli di impresa nel mondo dell'hotellerie, presentata dalla Fondazione Courmayeur;
  • Alture Festival, una iniziativa culturale attivata da un gruppo di giovani della Val Trompia che è riuscita a raccogliere intorno a sè un turismo curioso e consapevole, veicolando il valore intrinseco delle montagne grazie a un processo di autoconsapevolezza e messa in gioco delle risorse territoriali.

Da ognuna di queste esperienze si è capito che per ottenere realmente dei risultati positivi è necessario che gli abitanti di montagna prendano coscienza di che cosa significhi essere eredi di una ricchezza straordinaria, anche attraverso una serie di azioni di supporto e stimolo che riallaccino il legame, mai del tutto interrotto, con altri sguardi, purché rispettosi e profondamente coinvolti nelle sorti delle nostre montagne per mezzo di una relazione fondata sull'amicizia e la stima reciproca.

È emerso con forza, infine, quanto la dimensione montana, certo specifica, sia comunque connessa alle grandi tendenze globali:

dal cambiamento demografico alla questione dei flussi migratori, dalle dinamiche di urbanizzazione alla modifica dei sistemi produttivi per effetto della globalizzazione dell'economia sotto la spinta dei Paesi emergenti, nei quali, non dimentichiamolo, si concentrerà la maggior parte della crescita da qui al 2030. Anche i territori montani, e in modo particolarmente significativo, subiscono le conseguenze derivanti dal cambiamento climatico e possono cogliere l'opportunità costituita dall'erompere delle nuove tecnologie.

Questo sembrano raccontarci le proposizioni sintetiche elaborate a termine della giornata di lavoro di giovedì 3 maggio dai tre gruppi "capitale umano e capitale sociale", "coesione sociale e territoriale", "innovazione sostenibile e integrata": dieci frasi dalle quali ripartire per proseguire un cammino fatto di tante domande e voglia di metodi e approcci nuovi, costruiti a misura di montagna attraverso una formazione d'eccellenza.

Ad esse stiamo lavorando per affinarle e condividerle con la nostra rete di protagonisti. Perché chiunque si occupi di questi temi ha la difficoltà paradossale di discuterne trovando interlocutori competenti, con i quali ripetere magari le stesse cose centinaia di volte, fino a quando saranno abbastanza chiare.

È sul bisogno di cultura del territorio, del paesaggio, delle relazioni e sulla memoria e il senso di appartenenza che bisogna esercitarsi e operare, per il futuro delle terre alte e, in sostanza, dell'Italia intera. E se oggi è doveroso un salto di qualità, esso riguarda appunto le competenze, la consapevolezza delle specificità territoriali e la capacità di fare sintesi su ciò che nonostante tutto ci lega, rendendoci essenzialmente simili.

tsm ringrazia perciò tutti i partecipanti al primo simposio di Montagne in Rete e il network degli aderenti, inserendo nel portale il materiale prodotto nel corso delle due giornate di studio per permettere a ogni protagonista delle montagne italiane di discuterne e venirne sollecitato.

Sulla base della natura e dello spirito di www.montagneinrete.it sottolineiamo infine che qualsiasi suggerimento, articolo di approfondimento o segnalazione sarà quanto mai gradita e utile per arricchire una piattaforma che vuole essere prima di ogni altra cosa uno strumento a servizio delle terre alte.

Nella speranza che questo sia stato solo il primo passo di un percorso comune, salutiamo nuovamente tutti i partecipanti dando loro appuntamento alla prossima edizione.
 

Un particolare ringraziamento quindi a Luciano De Bonis e Monica Bolognesi, Società dei territorialisti e delle territorialiste italiani; Maria Anna Bertolino, Federica Corrado e Luigi Casanova, CIPRA Italia; Vanni Treu, Cooperativa Cramars e Festival Innovalp; Franco Viola, Premio Letterario Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”; Renata Tavernar, Mountain Wilderness; Beatrice Flore e Mirto Campi, Associazione e Festival Lettera Appenninica; Manuela Gualdi, Tavolo dell'Economia Solidale - Trentino Arcobaleno; Adriana Stefani, Rete degli Ecomusei del Trentino; Claudio Lorenzini, Museo Carnico delle Arti Popolari “M. Gortani”; Antonio Ciaschi, Università LUMSA; Ester Cason, Fondazione Angelini; Ezio Sesia, Società Storica delle Valli di Lanzo, Giacomo Menini, Associazione culturale Terra Celeste e Museo dei Sanatori di Sondalo; Leo Toller, Bersntoler Kulturinstitu - Istituto culturale mòcheno; Mario Fiorentini, Rifugi in rete; Marta Chiarle, CNR-IRPI Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica; Mattia Sella, Fondazione Sella; Romina Zago, Fondazione Montagne Italia; Stefano Morosini, Università degli Studi di Milano; Umberto Martini e Mariangela Franch, Gruppo di Ricerca EMASUS, Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi di Trento; Walter Taufer, Parco Naturale di Paneveggio-Pale di San Martino; Daniela Berta, Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi”; Adriana Lotto, Irma Visalli, Lorenzo Lotto, Associazione culturale Tina Merlin; Andrea Omizzolo e Federica Maino, Istituto per lo Sviluppo Regionale dell'Eurac, Accademia europea di Bolzano; Valentina Chizzola e Piergiorgio Reggio, Fondazione Demarchi; Simone Puliga, Mattia Feroldi, Ivana Rizzini e Carlo Contrini, Associazione Il Capannone - Alture Festival; Roberto Ruffier, Fondazione Courmayeur-Mont Blanc; Antonio De Rossi, IAM Istituto di Architettura Montana del Politecnico di Torino; Roberto Barbiero, Associazione Sherwood; Paolo Grigolli, tsm-smtc - Scuola di management della cultura e del turismo; Dario Furlanetto, Parco dell'Adamello; Maurizio Dematteis, Associazione Dislivelli; Marco Albino Ferrari, Meridiani Montagne; Paolo Rosso, OCSE LEED Trento Center for Local Developement, Annibale Salsatsm-step - Scuola per il governo del territorio e del paesaggio.