Promuovere le Aree fragili: formalizzata la comunità di buone pratiche

L'Associazione di promozione sociale Aree Fragili si pone l'obiettivo di riunire le persone che durante i convegni annuali realizzati a Rovigo hanno dato vita in modo informale alla 'comunità di pratica aree fragili'.

Oltre allo sviluppo di una comunità di pratiche centrata sullo studio e l'azione promozionale di aree ambientalmente e socialmente fragili, con particolare attenzione a quelle rurali, l'associazione intende continuare a realizzare un convegno annuale da tenersi nella provincia di Rovigo che sviluppi i temi della marginalità socio-territoriale, più altri seminari su temi specifici da svolgersi in aree che rispecchino problemi di fragilità e/o esperienze esemplari di riscatto. Inoltre, vuole iniziare a collaborare con enti pubblici, privati e non profit operanti sulle stesse tematiche secondo un modello a rete.

La comunità di pratica 'aree fragili' si ritrova ogni anno attorno a un convegno che si tiene a Rovigo verso la metà di marzo, durante il quale si affrontano i temi della fragilità ambientale e sociale delle aree rurali italiane.

Tanti i temi toccati a partire dal primo convegno organizzato nel 2006: economia leggera, energia locale, nuovi abitanti, migranti, biodiversità, welfare, cultura, gestione delle acque. La comunità di pratiche è una comunità aperta, formata da ricercatori, attivisti, amministratori, cooperatori, policy maker.

Il termine 'fragile' non identifica una singola manifestazione di debolezza. Si privilegiano comunque zone a bassa densità abitativa che presentano specifici problemi di isolamento, abbandono, impoverimento, poca partecipazione. Solitamente, hanno condizioni ambientali migliori e proprio per questo sono oggetto di vari progetti di 'valorizzazione' a volte poco sostenibili. Insomma situazioni complesse che hanno messo in moto da alcuni anni ricerche e riflessioni raccolte nei convegni di Rovigo.

Negli anni è stato molto importante il contributo di tre soggetti: la Fondazione Finanza Etica, la cooperativa sociale Porto Alegre di Rovigo e il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Università degli Studi di Trieste.

Quello seguente è l'incipit della presentazione del Convegno 2019 "Popolo, politica, partecipazione. Il governo delle aree rurali fragili in Italia e in Europa":

«La comunità di pratiche Aree Fragili si trova ad operare in un contesto che appare radicalmente e improvvisamente cambiato. I luoghi lasciati indietro, the places left behind  – come li chiamano molti studiosi a livello internazionale - stanno manifestando forti segnali di malessere, che sembrano orientarsi verso la ricerca di comunità chiuse, il rifiuto della diversità, lo scetticismo e la repulsione nei confronti del sapere scientifico, l'intolleranza, la domanda di uomini forti capaci di ristabilire l'ordine, la contrapposizione tra un popolo puro e una élite corrotta. Le nuove geografie politiche emergenti in tutti i paesi occidentali dove si è andati al voto negli ultimi mesi, sembrano confermare questo orientamento. Se questo è vero, per chi è impegnato sul tema delle aree rurali fragili si pongono delle domande nuove. Il convegno Aree Fragili 2019 parte da qui: quali sono le cause di questa dinamica, che in molti chiamano neo-populismo o populismo autoritario? Esiste anche in Italia, come sembra acclarato in tanti altri stati, una dimensione rurale di questa tendenza? Se sì, quale è la situazione nelle aree fragili? Abbiamo segnali tangibili nel nostro lavoro di campo e di ricerca, oltre che dai dati che emergono dalle analisi politologiche? Quali azioni si possono mettere in campo, quali politiche, quale nuovo impegno per le organizzazioni della società civile?»