Un laboratorio dove ci piace fare della sperimentazione

Perché il più antico festival cinematografico italiano dedicato alla montagna – fondato nel 1952 per iniziativa del Club Alpino Italiano e del Comune di Trento – è arzillo, curioso, scoppiettante come solo gli adolescenti sanno essere. E continua a dirci che “andare per monti” è anche un'attività culturale.

Punto quest'ultimo sottolineato con fermezza dal presidente generale del CAI Vincenzo Torti, che nel corso della conferenza ha ribadito che «è assolutamente necessario per il Club Alpino Italiano poter ogni volta constatare la propria sintonia con i valori e gli indirizzi realizzati in modo partecipe al Trento Film Festival».

Anche questa 65ª edizione riserva infatti al tema dell'educazione ambientale un'attenzione particolare. Rispetto per la natura e tutela della biodiversità attraverseranno come un motivo costante le dieci giornate della manifestazione, nella solida consapevolezza degli organizzatori di star svolgendo un ruolo pedagogico fondamentale per le giovani generazioni.

«Quante volte» ha proseguito Torti «aver formato il proprio carattere in montagna ha fatto la differenza: fatica, costanza, determinazione, solidarietà ci fanno porre in modo diverso rispetto a ciò che dobbiamo affrontare quotidianamente e ci offrono le chiavi per comprendere che solo insieme siamo in grado di difendere e proteggere la nostra casa comune».

Il Trento Film Festival si conferma allora motivo di orgoglio per tutti i soci de CAI, che si sentono così partecipi di un passaggio culturale importante: l'aver capito che alla vetta si può rinunciare, quando si deve scegliere fra essa e la vita, perché quest'ultima è più importante di tutto il resto. «Chi frequenta il festival – ha concluso il presidente Roberto De Martin – scopre sempre qualcosa di nuovo, anche di sé stesso».