Il Cai e la Montagnaterapia: un lavoro di squadra

Curare le malattie del corpo e della mente con la montagna può sembrare un azzardo, un'idea romantica e un po' visionaria. Eppure l'esperienza dimostra il contrario, grazie a persone come Ornella Giordana e i suoi collaboratori del Cai, che quotidianamente si impegnano nel promuovere la Montagnaterapia.

«In realtà non siamo noi del Cai a fare Montagnaterapia – spiega –sono gli educatori. Noi li accompagniamo in natura. Si lavora in equipe: l'accompagnatore, l'operatore, l'utente e la montagna ».

Ornella Giordana è un membro della Commissione Centrale per l'Escursionismo, organo tecnico centrale operativo del Cai che opera per la crescita e la promozione, anche culturale ed etica, del Sodalizio svolgendo funzioni tecniche di proposta e di supporto agli organi centrali nello specifico settore dell'escursionismo. Referente del gruppo di lavoro Montagnaterapia.

La Montagnaterapia è una modalità di frequentazione della montagna in cui il salire non è soltanto ascesa fisica, ma anche progresso nel percorso della salute e dell'autonomia. Le attività in montagna si possono affiancare così a trattamenti farmacologici, psicologici o educativi in atto.

E la montagna diventa parte di un percorso di prevenzione, cura e riabilitazione degli individui portatori di problematiche, patologie o disabilità.

«L'attenzione alla Montagnaterapia nel Cai parte a metà degli anni ‘80 - spiega la referente - quando nacque il primo corso di alpinismo dedicato esclusivamente alle attività di recupero per tossicodipendenti, con la scuola di alpinismo lombarda Alpiteam (www.alpiteam.it).

Da allora il Cai, e non solo lui, ha portato avanti un lavoro grazie al quale oggi in Italia sono ormai centinaia le esperienze rivolte a ipovedenti, a persone con disturbi psichici, a portatori di handicap o disabilità fisiche, a bambini in difficoltà, a marginali, a persone dipendenti da sostanze, a portatori di patologie specifiche come quelle cardiologiche, oncologiche, ortopediche.

«Nel 2017 il Consiglio Centrale del Cai diede il mandato di capire lo stato dell'arte della Montagnaterapia ad un gruppo di cui facevo parte – continua Giordana-. Allora c'erano alcune decine di sezioni che accompagnavano gli utenti, oggi sono 125, uniformemente distribuiti in tutte le regioni italiane, da nord a sud, dalle Alpi agli Appennini». 125 sezioni che accompagnano, ogni anno, gruppi da una decina di persone ad uscita in giro per le montagne. Oggi la missione di Ornella Giordana è quella di creare uniformità nel servizio, attraverso corsi specifici di formazione per gli accompagnatori e una corretta informazione sul tema.

 «La montagna è molto positiva, è l'ambiente dei sensi – spiega la referente -, che si contrappone con un luogo di non senso come la città, in cui queste persone soffrono ulteriormente di isolamento. La montagna e il gruppo, in cui ci si aiuta gli uni con gli altri e si partecipa e si fatica insieme, instaurando relazioni sempre più significative». E i suoi benefici sono molteplici, a partire dalla riattivazione corporea, in persone che hanno problemi rispetto alla propria corporeità, perché assumono farmaci, o perché abitualmente fanno poco movimento. «Notiamo un immediato aumento dell'autonomia, stimolata ad esempio dalla preparazione dello zaino, o nella partecipazione ad azioni collettive. E poi dell'autostima, perché gli aiutiamo a raggiungere piccoli traguardi che per loro sono molto importanti». Il tutto avviene nella montagna di mezzo, quella spesso abbandonata e poco frequentata, che diventa il terreno di gioco dei gruppi di Montagnaterapia, un territorio che accoglie con attenzione. «Quando arriviamo per affittare lo sci da fondo o le racchette, troviamo sempre un'ottima accoglienza. Nei borghi quando si fermano i nostri pullmini veniamo accolti dagli amministratori locali. In questi territori c'è molta attenzione e uno scambio reciproco». 

Il Cai, cui spetta l'accompagnamento, si è impegnato inoltre sulla classificazione dell'accessibilità dei sentieri, creando una scala dei percorsi accessibili per persone con capacità motoria ridotta. «Siamo tra le poche realtà a  livello europeo a farlo – spiega la responsabile -. Classifichiamo i percorsi a seconda degli ausili occorrenti. E l'abbiamo fatto attraverso un tavolo di lavoro allargato al quale partecipano le maggiori federazioni italiane della disabilità insieme all'associazione dei medici fisiatri e terapisti».

Oggi il Cai gestisce 90 mila chilometri di sentieri in tutta Italia, e grazie al tavolo di Montagnaterapia individua quelli adatti agli utenti su cui realizza infrastrutture d'accesso certificate. «E' stato un passaggio fondamentale coinvolgere gli utenti, in un percorso collettivo in cui noi curiamo la prima infrastruttura del sentiero, e gli altri fanno la loro parte».

A cura di Maurizio Dematteis.