La metromontagna: dove si fondono audacia e bene comune

Luca Calzolari, direttore responsabile della stampa sociale del Club Alpino Italiano, è nato a Bologna, dove si è laureato in sociolinguistica, ed è un appassionato di montagna. Attorno ai 20 anni ha scoperto la speleologia, partecipando a spedizioni speleologiche in Messico e in Cina. È volontario del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico. Gli abbiamo chiesto di riflettere con noi sul suo rapporto con la montagna, su cosa questa ci può insegnare e sul rapporto delle terre alte con le città. Queste le sue riflessioni.

 

Qual'è stato e qual'è oggi il tuo rapporto con la montagna?

Oggi purtroppo le frequento meno di un tempo quando alla montagna potevo dedicare ogni momento libero. Oltre al rapporto legato alla speleologia e alle atre attività, ho anche sempre coltivato un rapporto di appassionato delle culture della montagna. Fondamentalmente sono un curioso di montagna, un cittadino che cerca di approcciarsi alle terre alte con grande rispetto, cercando di evitare le retoriche, tanto cittadine quanto montanare, con un atteggiamento laico. Da molti anni faccio parte del CNSAS, una esperienza che ti arricchisce da molti punti di vista, soprattutto quello umano. Infine, da un po' di tempo a questa parte, mi piace accompagnare bambini e ragazzi nelle valli, per raccontare loro la montagna.

 

Parlando di bambini e ragazzi, cosa può insegnare oggi la montagna, a loro e a tutti noi?

Da una parte offre l'esperienza di uno spazio relativamente libero, che permette di trovare dimensioni di esplorazione, di soddisfare la curiosità di andare a vedere e conoscere le cose, anche da un punto di vista scientifico. E di trovare la ‘propria' montagna. Ma dall'altra, per citare Giovanni Lindo Ferretti “la libertà è una forma di disciplina”, e la montagna ci insegna che libertà in montagna è fatta di responsabilità, di senso del limite, di cura delle relazioni tra gli esseri umani e di rispetto dell'ambiente. Infine la montagna insegna e abitua all'idea dell'autoprotezione, perché per frequentare la montagna bisogna innanzitutto formarsi: E poi, più frequenti quei luoghi naturali più ti formi attraverso l'esperienza e capisci l'importanza di saper gestire il rischio, e quindi di auto proteggersi. La montagna ti insegna anche a portare con te solo ciò che è strettamente necessario, ti mostra il concetto dell'essenziale. Questo insegnamento si riflette nella vita di tutti giorni ed è una buona medicina contro lo spreco.

 

Quali i messaggi forti che la montagna può portare all'interno del concetto di metromontagna? Quali quelli che può portare la città?

Tra città e montagna oggi c'è un rapporto di necessaria interdipendenza ma non in maniera gerarchica. Serve quello che da tempo chiamiamo un patto città-montagna. Ma serve anche definire cos'è la montagna. E di cosa parliamo quando parliamo di montagna. E qui c'è tutto il tema della montanità. Bene quindi anche la recente approvazione del disegno di legge sulla montagna.

La città ha bisogno della montagna e viceversa. La montagna alla città può portare dinamiche innovative di relazioni sociali, più sviluppate e un rapporto più attento con la cura dell'ambiente in cui si vive. In un periodo in cui il riscaldamento globale impone cambiamenti al pianeta intero la montagna può aiutare enormemente la città a ripensare il suo approccio quotidiano. Altro concetto la montagna può far riscoprire alla città è quello di comunità: il modello della cooperazione di comunità, nato in montagna, sta oggi arrivando anche in molte città, dove nascono nuove cooperative di quartiere che si occupano del bene comune locale. La montagna aiuta la città a recuperare l'idea di comunità, di quella cura del bene comune che in città si è un po' persa. La città dal canto suo alla montagna può sicuramente passare il concetto di sguardi al di là dei propri confini, di reti lunghe e vincenti perché integrano, meticciano. In definitiva città e montagna devono confrontarsi e dialogare il più possibile.

 

A cura di Maurizio Dematteis.