La SAT per la sostenibilità. Dialogo con Anna Facchini

Anna Facchini è al secondo mandato alla guida della Società alpinisti tridentini, la gloriosa Sat, sodalizio che conta 27 mila affiliati, gestisce decine di rifugi d'alta quota e cura la manutenzione di più di 5.000 chilometri di sentieri, oltre al coordinamento di innumerevoli progetti di carattere sociale, benefico e culturale.
Prima donna Presidente Sat in 150 anni di storia dell'ente, Anna Facchini, già impegnata per anni nella Tutela ambientale del Cai, racconta a Montagne in rete l'impegno della Società tridentina sul tema della sostenibilità.

 

«Dobbiamo assolutamente partire dal recente bilancio Sat 2021, il nostro documento dal titolo “Percorsi di sostenibilità” – racconta la Presidente –punto di arrivo di più di vent'anni d'impegno su questi temi, vent'anni di iniziative che hanno visto la Società anticipare l'attuale dibattito. Nel 2004, ad esempio, abbiamo realizzato il convegno “Turismo a passo d'uomo”, per riflettere assieme ai soci sull'impatto della frequentazione in montagna. Nel 2007  il nostro 113esimo congresso a Moena era intitolato “Le Alpi e i cambiamenti climatici”. Nel 2011 abbiamo poi riflettuto sul tema “Montagne e sci”, e nel 2015 e 2016 su “Montagne e bici”. Tutte iniziative che hanno portato alla realizzazione di atti di indirizzo che in seguito abbiamo sottoposto a politici, imprenditori e altri attori impegnati, nel tentativo di coinvolgerli nelle riflessioni.

 

L'impegno della Sat sulla sostenibilità è quindi una riflessione che arriva da lontano. Oggi su cosa state lavorando?

«Su un documento di indirizzo sulle infrastrutture, rifugi, sentieri, vie ferrate ecc. La domanda che ci poniamo è: fino a che punto bisogna facilitare l'accesso alla montagna? Nelle estati del 2020 e 2021 le terre alte sono state letteralmente presa d'assalto e questo ci ha preoccupato molto, imponendoci di fare delle riflessioni importanti sul senso del limite. Oggi la Sat oltre a continuare la riflessione su questi argomenti è chiamata a promuovere azioni e mettere in campo strumenti concreti, per rimanere coerente con i propri principi. Altrimenti la parola sostenibilità, tanto sbandierata da tutti, rischia di perdere di significato. Per fare un esempio partiamo dai nostri rifugi in quota,che hanno sempre maggiori problemi di approvvigionamento idrico. Pochi sono quelli collegati all'acquedotto, gli altri captano l'acqua di fusione dalle fonti, messe oggi a rischio dal cambiamento climatico. Altri rifugi hanno il mini idroelettrico, anche questo a rischio, sempre più difficile da sostenere. Eppure la famiglia di ospiti che arriva in rifugio la prima cosa che chiede e di poter fare una doccia. E il gestore in qualche modo deve poter lavorare, e cerca di soddisfare le esigenze dell'ospite. In questo caso la domanda che ci dobbiamo porre è: che risposte immediate dobbiamo dare al gestore del rifugio e agli ospiti che arrivano in rifugio?».

 

Si può dire che gli eventi atmosferici estremi legati al cambiamento climatico sottolineano una volta di più l'importanza di una società come la Sat e del suo lavoro portato avanti da decenni sulle montagne tridentine.

«Assolutamente si, come nel caso della Tempesta Vaia, che ha reso inutilizzabile la gran parte dei sentieri escursionistici. All'improvviso tutti si sono messi a parlare dell'umile sentiero, si sono accorti della sua importanza, la sua assenza ne ha fatto crescere il valore. La Sat da sempre si spende per la manutenzione dei sentieri, e dopo Vaia si è molto impegnata nel recupero dell'infrastruttura sentieristica, cosa che è stata molto apprezzato, da tutti. Tanto che mi viene da dire che forse oggi i tempi sono maturi per quantificare il valore di questo impegno, è arrivato il momento di misurare in qualche modo il volontariato che i nostri soci hanno messo a disposizione di tutti i frequentatori della montagna, per valorizzare il nostro lavoro e non banalizzarlo».

A cura di Maurizio Dematteis